martedì 4 novembre 2014

Francesco Petrarca

Sonetto CXXXII
S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento?
Ma s’egli è amor, perdio, che cosa et quale?
Se bona, onde l’effecto aspro mortale?
Se ria, onde sí dolce ogni tormento?
S’a mia voglia ardo, onde ’l pianto e lamento?
S’a mal mio grado, il lamentar che vale?
O viva morte, o dilectoso male,
come puoi tanto in me, s’io no ’l consento?
Et s’io ’l consento, a gran torto mi doglio.
Fra sí contrari vènti in frale barca
mi trovo in alto mar senza governo,
sí lieve di saver, d’error sí carca
ch’i’ medesmo non so quel ch’io mi voglio,
et tremo a mezza state, ardendo il verno.
Laura incorona Petrarca, miniatura da un codice del Canzoniere databile al XV secolo.

Videolezioni:

Nessun commento:

Posta un commento

L’assedio perfetto: come Giulio Cesare ha conquistato Alesia (e la Gallia) con la sola forza dell'ingegneria

Provate a immaginare questa scena: siete circondati da un esercito nemico numericamente superiore. Siete bloccati. Ma invece di scappare o a...