Appunti e Spunti
Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole (Goethe). E' questo lo scopo del blog, divagare. Divagare, quindi volare, solo tra le cose belle, siano esse le parole ben messe, i pensieri, la musica o qualsiasi altra forma di arte. Qui si ama e si coltiva la bellezza che non muore.
giovedì 17 settembre 2026
Romanticismo - infografiche e mappe
lunedì 17 agosto 2026
Esplora il Museo del Prado senza muoverti da casa!
Hai sempre sognato di passeggiare tra i corridoi di uno dei musei più importanti al mondo?
Oggi puoi farlo con un click. Il Museo del Prado di Madrid apre le sue porte virtuali per offrirti un viaggio indimenticabile tra i più grandi capolavori della storia dell'arte.
- Piano Terra (Planta Baja)
- Il Giardino delle delizie (Bosch): si trova nella Sala 56A, interamente dedicata al pittore fiammingo.
- Il 3 maggio 1808 (Goya): si trova nella Sala 64, insieme al suo dipinto gemello Il 2 maggio 1808.
- Saturno che divora un figlio (Goya): si trova nella Sala 67, lo spazio che raccoglie le celebri ed inquietanti "Pitture Nere" dell'artista.
- La Maja Desnuda e La Maja Vestida (Goya): sono esposte nella Sala 36.
- La Deposizione dalla Croce (Van der Weyden): si trova nella Sala 24, una sala eccezionale che unisce i primi grandi maestri fiamminghi e del Rinascimento.
- Il Trionfo della Morte (Bruegel il Vecchio): si trova nella Sala 55A.
Primo Piano (Planta Primera) - Las Meninas (Velázquez): si trova nella Sala 12, la grandiosa sala centrale considerata il cuore pulsante del museo.
- Il cavaliere con la mano sul petto (El Greco): si trova nella Sala 8B, circondato da altre straordinarie opere dell'artista.
- Le Tre Grazie (Rubens): si trova nella Sala 29, all'interno della ricca sezione dedicata alla pittura barocca fiamminga.
domenica 28 giugno 2026
Consilia salutaria
Ti hanno detto che il latino è difficile? Prova così.
📜 Piccole vignette illustrate, frasi semplicissime e consigli sempre attuali... tutti in latino!
🌿 Impara il latino in modo naturale, una scena alla volta.
✨ Consilia salutaria:
Mens sana in corpore sano.
Quale vignetta ti piace di più? 👇
venerdì 12 giugno 2026
La macchina che pensa al posto tuo. E perché non è un affare.
Un giorno bussò alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo, vi dico, alto poco più di due fiammiferi. Aveva in spalla una borsa più grande di lui. – Ho qui delle macchine da vendere – disse. – Fate vedere – disse il babbo. – Ecco, questa è una macchina per fare i compiti. Si schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia: la macchina fa tutto da sola in un minuto. – Compramela, babbo! – dissi io. – Va bene, quanto volete? – Non voglio denari – disse l’omino. – Ma non lavorerete mica per pigliar caldo! – No, ma in cambio della macchina voglio il cervello del vostro bambino. – Ma siete matto! – esclamò il babbo. – State a sentire, signore – disse l’omino, sorridendo. – Se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello? – Comprami la macchina, babbo! – implorai. – Che cosa ne faccio del cervello? Il babbo mi guardò un poco e poi disse: – Va bene, prendete il suo cervello. L’omino mi prese il cervello e se lo mise in una borsetta. Com’ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi misi a volare per la stanza, e se il babbo non mi avesse afferrato in tempo sarei volato giù dalla finestra. – Bisognerà tenerlo in gabbia – disse l’ometto. – Ma perché? – domandò il babbo. – Non ha più cervello, ecco perché. Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame! Il babbo mi rinchiuse in una gabbia, come un canarino. La gabbia era piccola, stretta, non mi potevo muovere. Le stecche mi stringevano tanto che… alla fine mi svegliai spaventato. Meno male che era stato solo un sogno! Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti. — Gianni Rodari--
Rodari scrisse questo racconto negli anni Sessanta. Probabilmente pensava alla televisione, o a qualche fantascientifica macchina del futuro. Non immaginava che il futuro sarebbe arrivato sotto forma di una casella di testo bianca.
Quando è uscito ChatGPT, e poi tutti gli altri, in molte classi è successa una cosa prevedibile: i compiti sono migliorati di colpo. Temi senza errori, ricerche ben strutturate, riassunti impeccabili. Poi qualcuno ha cominciato a fare domande sul contenuto di quello che era stato consegnato. E lì le cose si sono complicate.
Non è una questione morale. Non si tratta di copiare o non copiare. Si tratta di qualcosa di più concreto: se la parte difficile — quella in cui cerchi le parole, ti blocchi, ricominci, capisci dove hai sbagliato — la salta qualcun altro, quella parte non la fai tu. E quella parte è esattamente dove avviene l'apprendimento.
I ricercatori chiamano questo fenomeno deskilling: l'atrofizzazione progressiva di una competenza per mancanza d'uso. È quello che è successo con il calcolo mentale quando sono arrivate le calcolatrici. Con il senso dell'orientamento quando è arrivato il GPS. Alcune di quelle competenze erano sacrificabili. Scrivere, ragionare, costruire un argomento — probabilmente no.
Detto questo, c'è un'altra cosa che vale la pena sapere, e che molti stanno scoprendo sulla propria pelle: l'AI sbaglia. Spesso. Inventa date, confonde personaggi storici, cita libri che non esistono. Produce testi che sembrano coerenti ma girano in tondo senza dire niente di preciso. Chi ha provato a usarla per una ricerca seria ha spesso passato più tempo a controllare quello che aveva scritto che non a fare la ricerca da zero.
Non è un argomento contro l'AI in sé. È un argomento contro l'idea che l'AI sia una scorciatoia neutrale e senza costo. Il costo c'è, ed è doppio: non impari quello che avresti imparato facendo il lavoro, e poi devi comunque fare il lavoro di verificare quello che lo strumento ha prodotto.
L'AI funziona bene quando serve a fare cose che già sai fare — migliorare una bozza che hai scritto tu, trovare un'informazione di partenza da approfondire, spiegare un concetto difficile in modo diverso. Funziona male quando diventa un modo per saltare il passaggio in cui la cosa entra davvero in testa.
Il bambino di Rodari si sveglia dal sogno spaventato e si mette subito a fare i compiti. Non per paura della punizione. Perché ha capito, attraverso il sogno, che il cervello è l'unica cosa che non conviene cedere.
martedì 2 giugno 2026
martedì 26 maggio 2026
domenica 24 maggio 2026
L’Architettura dell’Infinito: Dal Pensiero Teorico alla Struttura Formale
Questa condizione esistenziale è esasperata dal "pessimismo storico", ovvero dalla convinzione che la razionalità moderna e il progresso abbiano eradicato le "solide illusioni" proprie degli antichi. L’esempio di Cristoforo Colombo è, in tal senso, dirimente: la sua impresa, culminata nella redazione di una mappa geografica, ha sancito la morte dell’immaginario. Laddove la mente poteva un tempo spaziare nel mito e nel meraviglioso potere dell'ignoto, il "vero" razionale ha imposto un mondo rimpicciolito e mappato. In questo scenario di "arida verità", la poesia leopardiana non si limita alla lamentazione, ma si prefigge l'obiettivo strategico di ricreare artificialmente le illusioni attraverso specifici espedienti tecnici capaci di sospendere la dittatura del finito.
L’architettura epistemologica del componimento è dunque predicata su un rapporto dialettico con il limite fisico. Il colle e la siepe non sono meri dettagli topografici di Recanati, ma catalizzatori indispensabili per l’attività fantastica: l'ostacolo, "escludendo il guardo", agisce da innesco per la facoltà del "fingere". È opportuno sottolineare come l'uso del verbo "mi fingo" (v. 7) costituisca un voluto e quasi stentato latinismo (fingere: plasmare, creare, inventare), che sottolinea l'atto attivo e quasi demiurgico della mente che si sostituisce alla visione oculare. Tuttavia, questa prima fase del processo, dominata dalla Teoria della Visione, conduce a una crisi conoscitiva: il cuore "per poco non si spaura". È il momento dello scacco razionale in cui l'immaginazione visiva, nel tentativo di gestire l'assoluto degli "interminati spazi", vacilla di fronte a una mancanza di collegamento con l'eterno, generando una vertigine che confina con l'orrore del nulla.
Il superamento di tale blocco conoscitivo avviene attraverso la transizione alla Teoria del Suono, che permette di approdare dove la vista, il senso più "illuministico" e limitante, aveva fallito. La struttura formale della lirica asseconda questa dinamica attraverso una presenza ossessiva di enjambement, i quali dilatano il ritmo e mimano il flusso ininterrotto di un pensiero che non accetta i confini del verso. La frammentazione metrica riflette paradossalmente l'unità del processo cognitivo. Tale unità è tecnicamente suggellata al verso 8, dove un punto fermo segna una cesura netta tra l'infinito spaziale e quello temporale; tuttavia, la filologia ci insegna che tale divisione è superata da una sinalefe sonora tra la vocale finale di "quiete" e l'iniziale di "Io". Questo legame vocale conferma che il percorso non si interrompe, ma evolve: è lo stimolo uditivo del vento che "stormisce" a riattivare l'immaginazione, evocando i concetti poeticissimi di "lontano" e "antico" che lo Zibaldone identifica come pilastri dell'estetica del vago.
La mappa di questo viaggio psichico è tracciata con precisione attraverso la semantica dei deittici, che fungono da bussole del sentimento. Nella fase iniziale, l’uso di "questo" (questo ermo colle, questa siepe) àncora il poeta a una realtà fisica posseduta ma limitante. Nel passaggio alla fase di transizione uditiva, l’infinito è ancora percepito come "quello" (quello infinito silenzio), un concetto estraneo e non ancora dominato. Solo nell'approdo finale si compie la conquista soggettiva: l'infinito diventa "questa immensità" e "questo mare". L'esperienza dell'assoluto è stata internalizzata; il lontano è diventato vicino.
In questa prospettiva, l’ossimoro finale "naufragar m'è dolce" non descrive una sconfitta annichilente, bensì il successo dell'immaginazione sulla "arida verità". Il naufragio è un "annegare positivo" nell'immensità dell'essere, dove il pensiero trova la propria catarsi gnoseologica. Leopardi, lungi dall’essere un profeta di sterile negatività, si rivela — per citare la riflessione sulla "arte di essere fragili" — un "salvatore" della capacità umana di dare senso all'esistenza. Attraverso l'estetica del vago e dell'indefinito, egli trasforma la propria fragilità in una ricerca di significato superiore, offrendo alla domanda di senso dell'uomo moderno una risposta che non nega il dolore, ma lo trascende nell'eternità della forma. La poesia si configura così come l'unico porto possibile in cui la dolcezza del naufragio può ancora riscattare l'uomo dalla desolazione del vero razionale.
Romanticismo - infografiche e mappe
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