Ci sono discorsi che si limitano a comunicare una posizione. E poi ci sono discorsi che costruiscono un'identità, tracciano una linea nella storia, cercano di imprimere nella memoria collettiva un'immagine precisa di chi parla e da che parte sta. Il discorso pronunciato da Pedro Sánchez il 4 marzo 2026, all'indomani dell'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all'Iran e della risposta missilistica di Teheran su nove Paesi e su una base britannica a Cipro, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Vale la pena leggerlo non solo per ciò che dice, ma per come lo dice: perché la forma, in questo caso, è essa stessa un argomento politico.
Scheda del Discorso
Genere e Registro Retorico
Il discorso appartiene al genere deliberativo-epidittico: è deliberativo nella misura in cui propone una linea d'azione per il futuro (la via diplomatica, il cessate il fuoco, le misure di sostegno ai cittadini spagnoli all'estero); è epidittico nella misura in cui loda i valori che la Spagna incarna (il diritto internazionale, la pace, la coesistenza) e biasima apertamente il ricorso alla guerra e i suoi promotori.
Il registro è formale-istituzionale, ma costantemente temperato da un linguaggio accessibile e da richiami emotivi diretti al grande pubblico. Sánchez evita il tecnicismo diplomatico e privilegia la chiarezza argomentativa, segno di un discorso pensato tanto per i media quanto per i cittadini.
Struttura e Dispositio
La dispositio segue uno schema classico in cinque momenti, articolato con grande consapevolezza retorica:
Strategie Argomentative (Logos)
Argomento per analogia storica
L'analogia con la guerra in Iraq del 2003 è il perno argomentativo centrale. Sánchez costruisce un parallelismo esplicito: come allora una Amministrazione americana trascinò il mondo in un conflitto mediorientale giustificato con argomentazioni rivelatesi false (armi di distruzione di massa, democratizzazione), così ora si ripete lo stesso schema. L'effetto persuasivo è duplice: scredita le motivazioni dei promotori dell'attacco e fornisce al pubblico una griglia interpretativa già nota e verificabile.
"Twenty-three years ago, another U.S. Administration dragged us into a war in the Middle East [...] which, in reality, analysed with perspective, produced the opposite effect."
Il riferimento al 'trio delle Azzorre' (Aznar, Blair, Bush) aggiunge una specificità storica che risuona particolarmente presso il pubblico spagnolo, chiamando in causa una vergogna politica nazionale ancora viva nella memoria collettiva.
Argomento causale (post hoc, propter hoc)
Il discorso imputa alla guerra in Iraq una serie di conseguenze negative — aumento del terrorismo jihadista, crisi migratoria nel Mediterraneo orientale, rincaro energetico — proiettando poi lo stesso schema causale sul conflitto attuale. Questa concatenazione causa-effetto, pur schematica, ha un forte effetto persuasivo perché fa leva su dati esperiti direttamente dai cittadini europei.
Argomento per esclusione
Sánchez anticipa e demolisce l'obiezione principale: che opporsi alla guerra significhi essere dalla parte del regime degli ayatollah. La confutazione è netta: "The question is not whether we are in favor or not of the ayatollahs. No one is." La vera domanda — reincorniciata con efficacia — è se si stia dalla parte del diritto internazionale. Questo spostamento del piano del dibattito è una mossa retorica sofisticata che neutralizza l'attacco avversario prima che venga esplicitamente formulato.
Argomento pragmatico
La posizione spagnola è difesa anche su base utilitaristica: la guerra non produrrà salari più alti, migliori servizi pubblici né un ambiente più sano. L'anti-guerra viene così presentato non come un idealismo astratto ma come la scelta razionalmente vantaggiosa per i cittadini.
Costruzione dell'Ethos
Sánchez costruisce la propria autorevolezza su tre piani distinti:
a) Ethos di coerenza
Il premier sottolinea ripetutamente che la posizione spagnola è la stessa tenuta in Ucraina, Gaza e ora in Iran. La coerenza diventa essa stessa una virtù retorica: chi è sempre stato dalla parte della pace non può essere sospettato di opportunismo. La formula "it is the same position we have maintained" funziona come garanzia di affidabilità.
b) Ethos nazionale
Il discorso mobilita ripetutamente l'identità spagnola come fondamento valoriale: la Costituzione, l'orgoglio di essere spagnoli, la forza economica e istituzionale del Paese. La Spagna non è presentata come un Paese marginale che subisce le decisioni altrui, ma come un membro a pieno titolo dell'UE, della NATO e della comunità internazionale, con il diritto e il dovere di farsi sentire.
c) Ethos di responsabilità governativa
L'elenco delle misure concrete (evacuazione dei connazionali, scenari economici, cooperazione diplomatica) dimostra che il discorso non è mera propaganda pacifista ma espressione di un governo che agisce. Questo ancoraggio pragmatico rafforza la credibilità dell'oratore.
Strategie Emotive (Pathos)
Appello alla memoria collettiva
L'evocazione della Prima Guerra Mondiale — con la citazione del Cancelliere tedesco che nel 1914 non sapeva come la guerra fosse iniziata — è il momento patetico più potente del discorso. La domanda retorica "I wish I knew" ("Magari lo sapessi") condensa angoscia, imprevedibilità e ammonimento in una sola formula memorabile. Il richiamo alla grande catastrofe del Novecento attiva paure ancestrali e produce un effetto di urgenza emotiva.
"Very often great wars break out due to a chain of responses that get out of hand, because of miscalculations, technical failures, unforeseen events."
Solidarietà e prossimità
L'apertura con "I want, above all, to express the solidarity of the Spanish people with the countries illegally attacked" stabilisce immediatamente un legame affettivo con le vittime. Il discorso insiste sui morti "in case, nelle scuole, negli ospedali" — non su numeri astratti, ma su luoghi familiari, carichi di vita civile.
Indignazione morale
Il passaggio sulle élite che lucrano dalla guerra è il momento di pathos più prossimo alla retorica populista: "those leaders who are incapable of fulfilling that task make use of war to hide their failure whilst filling the pockets of a few." L'immagine dei "soliti noti" che si arricchiscono mentre il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili è volutamente semplificatoria ma emotivamente efficace.
Speranza come chiusura
La peroratio si conclude non con la paura ma con la speranza: la spirale di violenza è "assolutamente evitabile", il futuro non è scritto, milioni di persone nel mondo chiedono pace e prosperità. Questa chiusura ottimistica svolge la funzione classica di lasciare il pubblico in uno stato d'animo mobilitante anziché paralizzante.
Figure Retoriche e Stilistiche
Anafora
La ripetizione strutturale è uno degli strumenti più sistematicamente impiegati nel discorso. Il tricolon delle premesse della posizione spagnola ("Firstly... Secondly... finally...") e l'elenco delle misure ("First... Second... Third... And lastly...") conferiscono al discorso un ritmo cadenzato e facilitano la memorabilità. Ancora più marcata è l'anafora di "It stands with" nella peroratio finale:
"It stands with the values our fathers and grandfathers enshrined in our Constitution. Spain stands with the founding principles of the European Union. It stands with the United Nations Charter. It stands with international law..."
La ripetizione accumulativa produce un effetto di crescendo emotivo e rafforza l'identità valoriale della Spagna per accumulo.
Antitesi
Il discorso è costruito su una serie di opposizioni binarie che strutturano il ragionamento e ne semplificano la presa: guerra/pace, legge/illegalità, naiveté/coerenza, pochi che guadagnano/tutti che beneficiano. L'antitesi conclusiva — "the former only benefits a few. And the latter benefits us all" — è la più efficace per concisione e simmetria.
Interrogazione retorica
La domanda "The question is whether we are or not on the side of international law" non attende risposta: serve a ricondurre il dibattito sul terreno scelto dall'oratore, escludendo le alternative. È un esempio di reincorniciamento (reframing) tramite interrogazione retorica.
Metafora
"We cannot play Russian roulette with the fate of millions of people" è la metafora più efficace del discorso: condensa l'idea del rischio insensato e della casualità catastrofica in un'immagine immediatamente comprensibile e carica di tensione.
Litote e ironia implicita
L'espressione "That was the gift of 'the Azores trio' to the Europeans of the time" è una litote ironica: descrive come un "regalo" le conseguenze devastanti di una guerra, rovesciando il significato positivo del termine con intento sarcastico.
Gradatio
L'escalation argomentativa segue una gradatio precisa: si parte dai fatti (la guerra), si sale alla storia (Iraq 2003), si arriva alla storia mondiale (Prima Guerra Mondiale), per poi ridiscendere al presente con la proposta concreta. Questo movimento espansivo-contrattivo produce un senso di profondità temporale e di gravità della posta in gioco.
Posizionamento Politico e Retorica della Terzietà
Un elemento retorico di grande sofisticazione è la costruzione di una posizione di terzietà equidistante: Sánchez condanna sia l'attacco iniziale di USA e Israele sia il regime degli ayatollah. Questa equidistanza formale gli consente di presentarsi come voce della ragione e del diritto sopra le parti, sottraendosi all'accusa di filo-iranismo.
Tuttavia, la retorica del discorso non è realmente equidistante: il tono critico verso l'attacco iniziale USA-Israele è molto più elaborato e insistito rispetto alla condanna del regime iraniano, formulata in poche righe quasi di passaggio. La scelta di quale argomento sviluppare e quale sintetizzare è essa stessa una scelta retorica rilevante.
La formula "no to war" — presentata come sintesi in quattro parole della posizione spagnola — ha un'evidente ascendenza nel pacifismo europeo post-Iraq, e mobilita una tradizione retorica e culturale ben radicata nell'opinione pubblica progressista europea.
Intertestualità e Memoria Culturale
Il discorso attinge consapevolmente a un patrimonio di riferimenti condivisi:
— La guerra in Iraq (2003): riferimento esplicito e dettagliato, con nomina del 'Trio delle Azzorre' (anche se non vengono citati nomi, il contesto è inequivocabile per il pubblico spagnolo).
— La Prima Guerra Mondiale: citazione del cancelliere tedesco del 1914, usata come exemplum del rischio di derive belliche incontrollabili.
— La Costituzione spagnola e la Carta ONU: riferimenti a testi fondativi che conferiscono autorevolezza giuridica e morale alla posizione.
— La pandemia e la crisi energetica: richiami alle crisi gestite dal governo che servono a costruire l'ethos di competenza e affidabilità dell'esecutivo.
Valutazione dell'Efficacia Retorica
Il discorso di Sánchez è tecnicamente ben costruito e persegue obiettivi retorici precisi con strumenti appropriati. I punti di forza sono l'articolazione chiara della posizione, la solidità dell'analogia storica, l'equilibrio tra pathos e logos, e la capacità di rispondere preventivamente alle obiezioni prevedibili.
I limiti retorici sono altrettanto rilevabili: l'equivalenza tra Iran, ayatollah e attacchi iraniani è trattata in modo asimmetrico rispetto alle responsabilità degli attaccanti iniziali; la retorica dell'indignazione morale sulle élite che lucrano dalla guerra è efficace emotivamente ma rischia di apparire demagogica; la formula 'no alla guerra' è potente come slogan ma semplifica la complessità delle opzioni diplomatiche realmente disponibili.
Complessivamente, il discorso risponde pienamente alle esigenze del momento: rassicurare il pubblico interno, marcare la differenza rispetto agli alleati che sostengono l'intervento, mobilitare il patrimonio valoriale europeo e progressista, e proiettare un'immagine di autonomia e orgoglio nazionale. È un discorso pensato per la storia tanto quanto per il presente.
Il discorso di Pedro Sánchez del 4 marzo 2026 è un esempio di oratoria politica contemporanea che combina con consapevolezza la tradizione retorica classica — dispositio articolata, figure di ripetizione, exempla storici, appello ai valori condivisi — con le esigenze della comunicazione mediatica moderna: chiarezza, slogan memorabili, gestione preventiva delle obiezioni. La sua forza non risiede nell'originalità degli argomenti, bensì nella precisione con cui strumenti retorici consolidati vengono adattati a un contesto di crisi acuta, con l'obiettivo di posizionare la Spagna come voce autonoma e coerente nel consesso internazionale.
Pedro Sánchez — «No alla guerra»
La Spagna è contro questa guerra e chiede un cessate il fuoco immediato e una soluzione diplomatica
La posizione del governo spagnolo si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il conflitto viola il diritto internazionale, non produce ordine giusto né benessere, e rischia di replicare le catastrofi del passato.
