Credo molto nelle potenzialità dei social network e vi sto di fatto spendendo le mie migliori energie. Sono convinta che una scuola 2.0 debba affiancare a un solido studio dei contenuti una diffusione degli stessi in un formato appetibile e soprattutto vicino alle modalità di comunicazione degli studenti, che di certo al giorno d'oggi non scrivono soltanto con carta e penna, ma ricorrono spesso alla leggerezza dei bits. Qualcosa che del resto già Calvino aveva preconizzato nelle sue Lezioni Americane.

Confrontarsi con il pubblico della comunità social, ben più vasto del microcosmo classe (e potenzialmente infinito), proponendo il proprio lavoro, significa per gli studenti sviluppare ottime doti di sintesi nell'esposizione dei contenuti e mantenere buon controllo ortografico. Non solo, essi devono imparare a scrivere in modo accattivante e spigliato, così da ottenere l'attenzione dei lettori, nonché variare il registro stilistico a seconda delle diverse situazioni comunicative.

sabato 15 novembre 2014

Metasonetto

Che questa sia poesia lo si capisce
perchè è in endecasillabi e ha la rima
ogni verso comincia e poi finisce
al punto giusto. Se termina prima

si chiama enjambement. Se non stupisce
abbastanza la forma, ecco che mima
scarto al senso sintassi, e ci allibisce
che di parole l'ordine s'esprima

sconnesso. Rima al mezzo mi soccorre
adesso, a evitar di cantilena,
per assonanza, eccesso. Sì, l'ammetto

sto esagerando. Forse non occorre
di suoni una così stretta catena.
Ma, stigrancazzi, questo qui è un sonetto!



Il sonetto è una composizione metrica, (dal francese antico sonet «canzone, canzonetta»), di carattere prevalentemente lirico, composta di 14 versi (quasi sempre endecasillabi nella letteratura italiana), distribuiti in 2 quartine e 2 terzine, con rime disposte secondo precisi schemi.  L’ideazione del sonetto è attribuita a Giacomo da Lentini, che secondo la tesi romantica l’avrebbe costruito unendo due strambotti, metro popolareggiante; tale tesi è stata per lo più abbandonata a favore dell’ipotesi, espressa già nel 16° sec., che individua nella stanza di canzone la fonte d’ispirazione.

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