Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole (Goethe). E' questo lo scopo del blog, divagare. Divagare, quindi volare, solo tra le cose belle, siano esse le parole ben messe, i pensieri, la musica o qualsiasi altra forma di arte. Qui si ama e si coltiva la bellezza che non muore.
So già cosa state pensando: "Compiti delle vacanze." No. O meglio: sì, tecnicamente lo sono — ma vi chiedo di provare a dimenticarla, questa parola, almeno per il tempo di un racconto.
Quello che ho messo insieme non è un manuale, non è un'antologia scolastica, non è una lista di cose da studiare. È una raccolta di storie scelte per voi, per quello che siete adesso: lettori che stanno diventando grandi, con gusti diversi, ritmi diversi, e — spero — una curiosità che ogni tanto si accende senza che nessuno ve lo chieda.
Cosa troverete
Troverete Buzzati, che con quattro racconti apre la raccolta come si apre una porta su un corridoio un po' inquietante: i suoi personaggi scivolano verso il basso — piano dopo piano, scelta dopo scelta — senza quasi accorgersene. È il maestro italiano del perturbante quotidiano, e una volta che lo leggete non lo dimenticate più.
Troverete Calvino, che invece vi porta a spasso per una città grigia insieme a Marcovaldo, un uomo che vede il mondo con occhi così diversi dai nostri da sembrare a volte un alieno, a volte il più saggio di tutti. I suoi racconti fanno ridere. E poi fanno pensare. Nell'ordine giusto.
Troverete Pirandello — tre racconti, tre modi di guardare all'identità, alla follia, alla dignità. Ciaula scopre la luna da sola vale tutta l'estate.
E poi Karen Blixen, con la sua storia densa e misteriosa ambientata in un porto nebbioso. Agatha Christie, che vi tende una trappola elegante e vi sfida ad accorgervene prima di Poirot. Virginia Woolf, che in poche pagine vi porta dentro la testa di una donna a una festa, e non è un posto comodo — ma è un posto vero.
Infine Goffredo Parise, forse il meno noto della raccolta, e forse quello che vi sorprenderà di più: due racconti brevissimi, due lampi, su temi che conoscete bene — gli altri, l'amore — scritti con una semplicità che nasconde tutto.
Come leggerla
Non c'è un ordine obbligato. Potete seguire la raccolta dall'inizio, oppure scegliere in base all'umore: avete voglia di qualcosa di inquietante? Buzzati. Di ironico? Calvino. Di intenso e rapido? Parise.
L'unica cosa che vi chiedo è di non leggere con la penna in mano, almeno la prima volta. Lasciate che la storia faccia il suo lavoro. Poi, se volete, rileggete, sottolineate, annotatevi qualcosa — ma prima lasciatevi prendere.
I racconti sono il formato perfetto per l'estate: si leggono in una mezz'ora, in spiaggia, in treno, sul divano, sul terrazzo alle undici di sera. Non richiedono concentrazione da maratona. Richiedono solo che siate disposti a stare, per un po', dentro una storia che non è la vostra.
Vi siete mai chiesti perché un libro che racconta l’odissea di un bambino in fuga si intitoli Nel mare ci sono i coccodrilli? La risposta non risiede in un trattato di zoologia, ma nel terrore primordiale di chi, non sapendo nuotare, guarda l'abisso e vi proietta i propri mostri. La storia vera di Enaiatollah Akbari, raccolta dalla penna sensibile di Fabio Geda, non è però solo la cronaca di una migrazione; è un saggio vivente sulla resilienza umana che inizia con un paradosso d’amore: una madre che abbandona il proprio figlio di dieci anni in terra straniera per garantirgli il diritto di esistere.
Nelle pagine del libro, il dialogo tra l’autore e il protagonista ci restituisce non solo i fatti, ma il respiro di un’anima che cresce tra i confini. Ecco cinque verità fondamentali che emergono dal viaggio di Enaiatollah e che ci obbligano a riconsiderare il significato di dignità e identità.
L'etica non va in vacanza, nemmeno all'inferno
Il viaggio di Enaiat inizia a Quetta, in Pakistan, all'interno di un samavat. Non chiamatelo hotel: come spiega Enaiat a Fabio Geda, il samavat Qgazi era un "magazzino di corpi e anime", un deposito di esseri umani in attesa di essere impacchettati e spediti verso un altrove incerto. È qui che, prima di scomparire nel nulla per tornare dagli altri figli, la madre gli impone tre promesse. In un mondo dove la sopravvivenza sembrerebbe giustificare ogni bassezza, queste regole diventano la sua unica, infrangibile bussola morale.
"Tre cose non devi mai fare nella vita, Enaiat jan, per nessun motivo. La prima è usare le droghe... La seconda è usare le armi. Anche se qualcuno farà del male alla tua memoria, ai tuoi ricordi o ai tuoi affetti... promettimi che la tua mano non si stringerà mai attorno a una pistola, a un coltello, a una pietra e neppure intorno a un mestolo di legno per il qhorma palaw, se quel mestolo di legno serve a ferire un uomo. La terza è rubare. Ciò che è tuo ti appartiene, ciò che non è tuo no."
L'inserimento del "mestolo di legno" eleva l'etica di Enaiat dalla semplice legalità a una profonda filosofia della non-violenza: non si offende l'altro nemmeno con l'utensile più quotidiano e domestico.
La "carota" dell'asino ovvero la forza del desiderio
La madre di Enaiat gli consegna un segreto psicologico potente: un desiderio bisogna sempre averlo davanti agli occhi, proprio come un asino segue una carota. Ma c'è un dettaglio tecnico fondamentale: questo desiderio va tenuto "a una spanna dalla fronte".
Non si tratta di sogni astratti, ma di una tensione costante verso il futuro. Se il desiderio è troppo lontano, ci si arrende; se è troppo vicino, si smette di camminare. Tenerlo a quella precisa distanza è ciò che permette a Enaiat di rialzarsi dopo i lavori massacranti nelle fabbriche di pietre a Qom o nei cantieri di Esfahan. In questa prospettiva, il desiderio supera la mera necessità di sopravvivenza e diventa un atto di affermazione della propria dignità: non si scappa solo da qualcosa, si corre verso qualcuno che vogliamo diventare.
Afghan ≠ Taleban: la distinzione che dimentichiamo
Uno dei contributi più preziosi del racconto di Enaiat è la decostruzione del pregiudizio che sovrappone il popolo afghano (e la minoranza Hazara in particolare) ai suoi persecutori. Enaiat ricorda con precisione chirurgica il giorno in cui i talebani chiusero la sua scuola a Nava, uccidendo il maestro davanti agli alunni con un secco: "La scuola non è fatta per gli Hazara".
L'identità talebana descritta da Enaiat è un'entità transnazionale fondata sul vuoto culturale:
La molteplicità di nazionalità: I talebani incontrati durante le razzie provenivano da Pakistan, Senegal, Marocco, Egitto. Spesso non parlavano nemmeno la stessa lingua.
L'arma dell'ignoranza: Il divieto di studiare non è un precetto religioso, ma una strategia politica. I talebani temono lo studio perché sanno che una mente istruita capirebbe che le loro azioni non sono fatte in nome di Dio, ma per meschini interessi di potere.
L'assurdità del "tempo relativo" nei confini
Per chi vive in clandestinità, il tempo non si misura in ore, ma in sofferenza fisica e incertezza. I trafficanti vendono "viaggi di tre giorni" che si trasformano in odissee di mesi. La percezione del tempo si distorce violentemente:
Il trauma fisico: Durante il passaggio verso la Turchia, Enaiat trascorre tre giorni e tre notti nel doppio fondo di un camion, in uno spazio di 50 centimetri, schiacciato tra pietre e ghiaia. La brutalità del viaggio è riassunta in un'immagine viscerale: Enaiat racconta di essere uscito da quel loculo "pisciando sangue" per settimane, a causa delle vibrazioni e della compressione interna.
Il valore del primo orologio: Enaiat compra il suo primo orologio a Qom, con i risparmi di mesi di fatica. È un oggetto di gomma e metallo che purifica sfregandolo contro le mura di un santuario. Quell'orologio non serve a guardare l'ora, ma a "possedere" finalmente il proprio tempo dopo anni in cui esso era appartenuto ai padroni o ai trafficanti. Quando un poliziotto corrotto glielo ruberà a un posto di blocco, colpendolo con uno schiaffo, Enaiat non piangerà l'oggetto, ma il simbolo della sua dignità appena ritrovata.
Il paradosso della sopravvivenza: mentire per sperare
Nonostante le promesse materne sull'onestà, la realtà del confine impone a Enaiat quello che possiamo definire un "bluff vitale". Per ottenere un posto sul gommone verso la Grecia, Enaiat dichiara ai compagni di viaggio di conoscere l'inglese, sostenendo di poter fungere da interprete con le autorità.
In realtà, l'unica parola che conosce davvero è "House" (casa). Questa piccola bugia non è un tradimento dell'etica, ma la manifestazione suprema dell'ingegno e della resilienza. Enaiat trasforma una fragilità in una risorsa, usando la parola "casa" non solo come vocabolario, ma come destinazione dell'anima. È la capacità di creare un'opportunità dal nulla, unendo il destino di cinque ragazzi attorno a una parola che è, al tempo stesso, una menzogna tecnica e una verità esistenziale.
Una domanda per il lettore
La storia di Enaiatollah Akbari ci invita a guardare le rotte migratorie non come flussi statistici, ma come la somma di singoli battiti cardiaci. Come ricorda la riflessione finale del libro, "l'emigrazione nasce dal bisogno di respirare". È un atto vitale, necessario come l'ossigeno, che spinge una madre a consegnare il figlio al destino pur di sottrarlo alla cenere di una vita senza scuola e senza libertà.
Oggi Enaiat ha trovato il suo respiro in Italia, trasformando la sua fuga in cittadinanza. Resta a noi una domanda che scuote il privilegio della nostra stabilità: in un mondo dove l'identità è spesso un dato burocratico garantito, qual è la nostra "carota"? Qual è quel desiderio che teniamo a una spanna dalla fronte e che ci dà la forza, ogni mattina, di rialzarci e restare umani?
Perché studiare le figure retoriche (e perché non sono un inutile esercizio di stile)
Prima o poi, a ogni insegnante arriva la fatidica domanda: “Prof, ma servono davvero?”
Risposta onesta: sì, servono eccome. E di certo non solo a scuola!
Questo file di classificazione delle figure retoriche nasce per un motivo preciso:
👉 imparare a riconoscerle per capire meglio i testi e scrivere meglio noi stessi.
Niente caccia al tesoro fine a se stessa. Qui si va al sodo.
Perché è importante saper riconoscere le figure retoriche
Le figure retoriche non sono ornamenti messi lì per bellezza.
Sono strumenti di pensiero e di espressione.
Saperle riconoscere significa:
capire davvero ciò che un autore vuole comunicare, non solo “di cosa parla”;
Quando riconosci una metafora, un’anafora o una personificazione, stai leggendo a un livello più profondo. È la differenza tra vedere una scena e capirne il significato.
Come contribuiscono alla qualità dell’espressione
Qui viene il bello.
Chi conosce le figure retoriche:
scrive in modo più preciso, perché sceglie le parole con intenzione;
rende il discorso più efficace, non più lungo;
sa colpire, chiarire, convincere.
Un testo senza figure retoriche può essere corretto, ma spesso è piatto.
Un testo che le usa bene è vivo, memorabile, incisivo.
Non a caso:
le troviamo nei poemi epici,
nella poesia,
nei discorsi politici,
nella pubblicità,
persino nei meme (sì, anche lì: le antitesi e le iperboli non mancano mai).
Le figure retoriche non appartengono al passato: funzionano ancora perché funzionano sulla mente umana.
A cosa serve questo file
Il file che segue non è una lista da imparare a memoria come una tabellina.
È uno strumento di lavoro per:
riconoscere le principali figure retoriche;
distinguerle tra loro senza confusione;
usarle come chiave di lettura dei testi e come cassetta degli attrezzi per scrivere meglio.
Tradizione solida, metodo chiaro, sguardo al futuro:
prima si riconoscono, poi si capiscono, infine — se si vuole — si usano.
Ed è lì che la lingua smette di essere solo corretta e diventa buona scrittura.
“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo ‘amare’… il verbo ‘sognare’…
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: ‘Amami!’ ‘Sogna!’ ‘Leggi!’ ‘Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!’
‘Sali in camera tua e leggi!’
Risultato? Niente. Si è addormentato sul libro. All’improvviso la finestra gli è apparsa spalancata su qualcosa di desiderabile, e da lì è volato via, per sfuggire al libro. Ma è un sonno vigile, il libro è ancora aperto davanti a lui…”
Leggere non è solo un esercizio scolastico: è uno strumento potente per sviluppare il pensiero critico, migliorare la scrittura e allenare la concentrazione. All’inizio del liceo, è fondamentale imparare a leggere con metodo e costanza. Il tuo compito è creare un piano di lettura personalizzato, partendo dal tuo “perché”: perché vuoi leggere, cosa vuoi imparare e come vuoi crescere come studente e come persona. La lettura funziona solo se nasce dal desiderio di conoscere, scoprire e crescere, non dall’imposizione.
Per costruire il tuo piano, rifletti sulle seguenti domande e rispondi in almeno 150 parole:
Quali libri leggerai questo mese?
Quali libri ti proponi di leggere entro la fine dell’anno scolastico?
Quanti libri pensi di completare quest’anno?
Quanto tempo dedicherai alla lettura ogni giorno?
Qual è lo scopo della tua lettura: piacere, conoscenza, migliorare metodo di studio, arricchire il vocabolario?
In che modo la lettura ti aiuta a diventare uno studente più autonomo e metodico?
Come la lettura contribuisce a costruire la persona che vuoi diventare?
Per organizzarti concretamente, utilizza la seguente tabella dei propositi, pensata per esercitare metodo, costanza e riflessione:
Obiettivo di lettura
Libro/i da leggere
Tempo dedicato ogni giorno
Data di completamento
Note pratiche
Allenare la comprensione dei testi
Titolo del libro scelto
20-30 min
gg/mm
Sottolinea parole o frasi importanti
Migliorare il metodo di studio
Libro di narrativa o saggio breve
15-20 min
gg/mm
Prendi appunti e riassumi ogni capitolo
Leggere per piacere e interesse personale
Romanzo o racconto breve
20-30 min
gg/mm
Scrivi impressioni e commenti personali
Ampliare vocabolario e capacità di scrittura
Libro scelto a piacere
10-15 min
gg/mm
Annota nuove parole e definizioni
Questa tabella ti aiuterà a trasformare la lettura in un’abitudine concreta, monitorando i progressi e riflettendo sul valore della lettura nella tua crescita personale e scolastica.