Credo molto nelle potenzialità dei social network e vi sto di fatto spendendo le mie migliori energie. Sono convinta che una scuola 2.0 debba affiancare a un solido studio dei contenuti una diffusione degli stessi in un formato appetibile e soprattutto vicino alle modalità di comunicazione degli studenti, che di certo al giorno d'oggi non scrivono soltanto con carta e penna, ma ricorrono spesso alla leggerezza dei bits. Qualcosa che del resto già Calvino aveva preconizzato nelle sue Lezioni Americane.

Confrontarsi con il pubblico della comunità social, ben più vasto del microcosmo classe (e potenzialmente infinito), proponendo il proprio lavoro, significa per gli studenti sviluppare ottime doti di sintesi nell'esposizione dei contenuti e mantenere buon controllo ortografico. Non solo, essi devono imparare a scrivere in modo accattivante e spigliato, così da ottenere l'attenzione dei lettori, nonché variare il registro stilistico a seconda delle diverse situazioni comunicative.

martedì 24 settembre 2013

Dalla parte delle bambine (1)

Anna Magnani a un truccatore a proposito delle proprie rughe: "Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire".




La faccia umana reca un messaggio: vulnerabilità assoluta.

Forse è per questo che viene sempre più spesso artefatta fino a diventare una faccia da circo. Basta guardare le donne come appaiono in tv.
Il fatto è che ci bombardano con l'idea che "apparire" sia più importante che "essere". 
Il rischio è di morire sconosciuti a noi stessi.

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