sabato 10 ottobre 2026

Leopardi e Pink Floyd: quando le speranze suonano come una campana

Che cosa hanno in comune un poeta di Recanati morto nel 1837 e una band inglese che nel 1994 pubblica una delle sue ultime canzoni? Molto più di quanto pensi.

Un esperimento: ascolta, poi leggi

Prima di cominciare, fai una cosa. Metti le cuffie e ascolta High Hopes dei Pink Floyd, dall'album The Division Bell (1994). Sono otto minuti circa: una campana, un pianoforte lento, la voce stanca e dolcissima di David Gilmour, poi un assolo di chitarra che sembra un lamento. Alla fine, di nuovo la campana.

Poi apri l'Antologia e cerca A Silvia, oppure La sera del dì di festa. Ti accorgerai di una cosa quasi inquietante: stanno parlando della stessa ferita.

In questo articolo ti mostro cinque punti di contatto precisi, uno per uno, e poi la differenza più importante tra i due autori. Alla fine troverai un esercizio per metterti alla prova.




Chi sono i due "autori"

Giacomo Leopardi (1798-1837) è il poeta della speranza tradita. Cresce chiuso nella biblioteca paterna di Recanati, studia fino a rovinarsi la salute e scopre presto che il mondo reale non mantiene le promesse che l'immaginazione gli aveva fatto. Da questa scoperta nascono i Canti.

High Hopes (musica di David Gilmour, testo di Polly Samson) è la canzone che chiude The Division Bell. Il testo racconta di qualcuno che guarda indietro, verso un tempo in cui le ambizioni e i sogni sembravano immensi, e li confronta con quello che è diventato. Il titolo stesso, alte speranze, è già un programma leopardiano.


Punto di contatto n. 1: la memoria che fa male

Sia Leopardi sia i Pink Floyd partono da uno sguardo all'indietro. Non è nostalgia semplice: è un ricordo che brucia.

Leopardi apre A Silvia con un'invocazione quasi incredula:

«Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale»

La canzone fa lo stesso: la voce narrante rievoca un passato più luminoso, con i colori più accesi di quelli del presente, e lo fa con un tono sospeso, né disperato né sereno.

Da notare: in entrambi i casi il ricordo non consola. Leopardi lo chiama, nello Zibaldone, «rimembranza»: il passato è bello proprio perché non c'è più, e proprio per questo fa soffrire.

Punto di contatto n. 2: la speranza come illusione

Il cuore di A Silvia è una domanda lanciata contro la natura:

«O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi?»

Leopardi accusa: la vita ci mostra, da giovani, un orizzonte enorme, e poi non lo mantiene. Le «alte speranze» (la formula c'è, in sostanza, anche nel testo leopardiano: «Che speranze, che cori, o Silvia mia!») si dissolvono contro la realtà.

High Hopes racconta esattamente questa parabola: le grandi aspettative della giovinezza che, col tempo, si rivelano troppo grandi per il mondo reale. Non c'è un colpevole preciso (la canzone non fa la voce grossa come Leopardi), ma il meccanismo è identico: promessa → attesa → disillusione.

Punto di contatto n. 3: il suono che si allontana

Questo è il collegamento che ti stupirà di più, perché è tecnico, non solo tematico.

Nella Sera del dì di festa Leopardi, a letto, sente il canto di un artigiano che torna a casa dopo la festa. Il suono si fa sempre più lontano, fino a spegnersi:

«Odo non lunge il solitario canto dell'artigian, che riede a tarda notte, dopo i sollazzi, al suo povero ostello; e fieramente mi si stringe il core, a pensar come tutto al mondo passa, e quasi orma non lascia.»

Un suono che si allontana diventa, per il poeta, l'immagine del tempo che porta via tutto.

Ora torna a High Hopes. La canzone comincia e finisce con una campana, e nel finale tutta la musica si dissolve, come se il suono scivolasse via. È la stessa operazione artistica: far sentire il tempo che passa attraverso un suono che svanisce. Leopardi lo fa con le parole, i Pink Floyd con la produzione. Due linguaggi diversi, una sola idea.

Punto di contatto n. 4: il paesaggio come specchio dell'anima

Leopardi non descrive mai un paesaggio per decorazione. La siepe dell'Infinito, la luna, la sera, il sabato del villaggio: ogni elemento naturale è uno stato interiore. È il celebre procedimento per cui la natura diventa il correlativo dei sentimenti.

In High Hopes succede lo stesso. Il testo evoca un luogo e un tempo (l'erba, la luce, la campagna dell'infanzia) non per fare cartolina, ma perché quel luogo è il passato perduto. Il paesaggio è la memoria resa visibile.

Esercizio rapido: quando leggi un testo, chiediti sempre "questo luogo, in fondo, che emozione rappresenta?". Con Leopardi e con Gilmour la risposta è quasi sempre la stessa: la distanza tra ciò che si sognava e ciò che è stato.

Punto di contatto n. 5: l'infinito, e il dolce naufragio

Il finale dell'Infinito è uno dei versi più famosi della letteratura italiana:

«E il naufragar m'è dolce in questo mare.»

Il poeta si lascia sommergere dall'immensità, e questo, paradossalmente, è dolce. Non è consolazione, è abbandono: accettare di essere piccoli davanti a qualcosa di enorme.

L'assolo finale di Gilmour fa un effetto simile. La chitarra (una lap steel, suonata con una barra metallica, che ha un suono quasi "liquido") sale, si apre, e poi si lascia andare insieme alla campana che chiude il brano. L'ascoltatore non riceve risposte: riceve una sensazione di immensità malinconica ma accogliente. È il naufragio dolce, tradotto in musica.


La differenza più importante (e perché conta)

Ora che hai visto i legami, devi vedere anche dove i due autori si separano: è lì che si capisce davvero chi sono.

Leopardi

Pink Floyd (High Hopes)

Tono

Accusa la natura e la vita

Osserva, quasi senza accusare

Visione

Pessimismo cosmico: il dolore è strutturale

Malinconia personale: il tempo cambia le persone

Finale

Resta una domanda amara

Resta un suono che si perde e una porta socchiusa

Parola chiave

Inganno

Distanza

Leopardi ragiona da filosofo: la sua è una tesi sulla condizione umana. I Pink Floyd parlano da testimoni: raccontano un'esperienza, senza metterla a sistema. Per questo la canzone, pur così leopardiana, risulta più dolce: dove il poeta sferza, la band accompagna.

Eppure, a ben vedere, anche Leopardi è meno cupo di quanto dice la scuola. Nella Ginestra, l'ultimo grande testo, propone la solidarietà tra gli esseri umani davanti a una natura indifferente. E quella "compagnia" è proprio ciò che l'ascoltatore sente nella voce di Gilmour: non sei solo, anche gli altri hanno perso qualcosa.

Perché tutto questo ti riguarda (davvero)

Può sembrare un gioco di accostamenti da compito in classe. Non lo è. Ci dice tre cose importanti:

  1. I grandi temi non invecchiano. Duecento anni separano A Silvia da High Hopes, eppure parlano della stessa esperienza. Se un testo è ancora vivo oggi, vuol dire che sta toccando qualcosa di universale.
  2. Il Romanticismo non è finito. Il sentimento della distanza, della speranza delusa, dell'immensità, è ancora il motore di tanta musica contemporanea. Leopardi non è un reperto: è un contemporaneo.
  3. Capire significa collegare. Quando metti due opere in dialogo, ne capisci meglio entrambe. È il trucco migliore per studiare letteratura e, in generale, per pensare.

Mettiti alla prova

Prova a rispondere, per iscritto, a queste domande:

  1. In quale verso di A Silvia trovi l'idea della "speranza tradita"? E come la traduce High Hopes in musica?
  2. Perché il suono che si allontana è un'immagine efficace per parlare del tempo? Trova almeno un altro esempio (in poesia, in un film o in una canzone).
  3. Se dovessi scegliere un'altra canzone da accostare a Leopardi, quale sarebbe e perché? Individua tre punti di contatto precisi.

Se la terza domanda ti appassiona, scrivi la tua risposta e condividila: è esattamente così che si diventa bravi a leggere.

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