Il carme Dei Sepolcri, dato alle stampe a Brescia nel 1807, non rappresenta soltanto la risposta letteraria all'Editto di Saint-Cloud (emanato da Napoleone nel 1804 ed esteso al Regno d'Italia nel settembre 1806), ma costituisce la sintesi suprema della crisi intellettuale foscoliana. L'opera si configura come un carme epistolare in 295 endecasillabi sciolti, indirizzato a Ippolito Pindemonte, in un serrato dialogo che trae origine dalle dispute filosofiche avvenute nel salotto veneziano di Isabella Teotochi Albrizzi. In quel contesto, Foscolo aveva inizialmente assunto la maschera del "filosofo indifferente", per poi approdare a una visione che supera il nichilismo attraverso la funzione civile delle "illusioni operose".
L'originalità del testo risiede nella capacità di assorbire la tradizione della "lirica sepolcrale" europea, trasfigurandola in un'epopea della memoria collettiva:
Edward Young (Notti): Da cui mutua la densità della meditazione notturna.
James Hervey (Meditazioni sulle tombe): Per l'attenzione al monumento come segno visibile.
Thomas Gray (Elegia sopra un cimitero campestre): Di cui riecheggia la "voce della natura" che grida dalla tomba.
Ippolito Pindemonte (I Cimiteri): Il destinatario che difende la sepoltura per motivi cristiani, spingendo Foscolo a cercarne una giustificazione laica e politica.
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Il Fondamento Materialista: La Morte come Annullamento
La struttura argomentativa foscoliana muove da un'accettazione ineludibile del materialismo sensista. Nei primi 22 versi, il poeta impiega una serie di interrogative retoriche per sancire la validità delle "leggi fatali" della natura. Se la vita è caratterizzata dalle "vaghe lusinghe" e dall'armonia del giorno, la morte appare come un "nulla eterno", un sonno che chiude definitivamente il ciclo dei sensi.
Attraverso una decomposizione del pensiero lucreziano, Foscolo descrive un "moto incessante" che "affatica di moto in moto tutte le cose". La materia, nella sua perenne trasformazione, destina i "miseri avanzi dell'uomo" a nuove forme, annullando l'identità del singolo. In questa prospettiva, la tomba ("il sasso") e il "verso" stesso sembrano destinati all'oblio. È il punto di partenza del "filosofo indifferente": la consapevolezza razionale che, sul piano biologico, la morte è una distruzione totale e irreversibile.
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La Rivoluzione delle "Illusioni": La Corrispondenza d'Amorosi Sensi
Il superamento del nichilismo avviene tramite la funzione mediatrice dell'illusione. Per Foscolo, l'illusione non è un inganno dei sensi, ma un valore vitale necessario alla sopravvivenza della civiltà. Il fulcro di questa rinascita è la "celeste corrispondenza d'amorosi sensi", un legame spirituale e laico che permette al defunto di continuare a vivere nella mente dei vivi.
Tale transizione è evidente nel mutamento semantico del termine "sasso":
Al v. 13, il sasso è l'oggetto inerte e materiale che non distingue le ossa dei giusti da quelle degli empi.
Al v. 38, il sasso diventa la lapide che conserva il nome e "desta" l'armonia del giorno nella mente dei cari, divenendo strumento di immortalità relazionale.
Questa possibilità è tuttavia negata al "solitario": colui che non lascia un'eredità d'affetti vede la propria polvere affidata alle "ortiche di una terra abbandonata". Per chi non ha amato né è stato amato, la morte resta effettivamente quel "nulla" che la ragione materiale aveva predetto.
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Evoluzione Storica e Sociale: Il Culto dei Morti come Atto Fondativo
Foscolo eleva il discorso dalla dimensione privata a quella universale, inquadrando il culto delle tombe come pilastro della civiltà umana, secondo una visione profondamente influenzata dalla Scienza Nuova di Giambattista Vico. Il passaggio dalla ferinità alla civiltà è segnato dall'istituzione dei matrimoni, della giustizia e, appunto, della religione delle tombe, intese come "testimonianza a' fasti".
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Il Caso Parini: La Tomba Negata e la Crisi della Musa
L'episodio di Giuseppe Parini è utilizzato da Foscolo come exemplum del degrado morale di Milano. È fondamentale, per il rigore filologico, precisare che la dispersione dei resti di Parini (morto nel 1799) non fu conseguenza dell'Editto di Saint-Cloud, ma delle precedenti regolamentazioni austriache del 1768. Foscolo usa il decreto napoleonico come pretesto polemico per denunciare un'indifferenza civile di lungo corso.
Il poeta adotta un'estetica "ossianico-sepolcrale" e cacofonica per descrivere la tomba negata al "sacerdote di Talia": l'upupa che svolazza tra le croci, la "cagna raminga" che scava tra le fosse comuni e il teschio del poeta forse mescolato a quello di un ladro sul patibolo. Questa immagine degradante simboleggia il fallimento di una nazione: senza un monumento che onori il maestro della satira civile, la Musa stessa scompare, privando i futuri poeti dello stimolo necessario per combattere la corruzione sociale.
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Santa Croce: Il Pantheon dei Grandi e la Memoria Attiva
Il carme raggiunge il suo acme celebrativo nel tempio di Santa Croce a Firenze, dove le tombe dei "forti" diventano motori di azione per il riscatto dell'Italia. Il monumento si trasforma da reliquia del passato in forza "accenditrice" per l'avvenire.
La galleria degli eroi delinea l'identità culturale della patria:
Machiavelli: Colui che, con interpretazione "obliqua", svelò alle genti di che lagrime e di che sangue grondi lo scettro dei regnatori.
Michelangelo: Che innalzò a Roma un "nuovo Olimpo" (la cupola di San Pietro) per la cristianità.
Galileo: Che per primo vide il moto dei pianeti e il sole immoto, preparando la via all' "anglo" Newton.
Dante: Il "Ghibellin fuggiasco" che con il suo canto acquietò l'ira politica e l'amarezza dell'esilio.
Petrarca: Il "dolce di Calliope labbro" che restituì al mondo la Venere celeste, spiritualizzando l'eros.
Alfieri: Il "ghibellino moderno", il cui dissidio interiore e il volto segnato dal "pallor della morte" ne fanno l'alter ego dello stesso Foscolo.
Attraverso un ardito "volo pindarico", Foscolo stabilisce una continuità tra il "Nume" che parla dalle tombe di Santa Croce e quello che animò i Greci a Maratona. Il legame non è fisico, ma ideale: è l'ispirazione eroica che scaturisce dal luogo sacro della memoria.
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La Poesia Eternatrice: Oltre la Materia e il Tempo
Nella sezione finale, Foscolo stabilisce una gerarchia ontologica: la poesia è superiore alla tomba perché vince l'oblio che distrugge anche i marmi. Se il tempo trasforma i sepolcri in "deserti", l'armonia delle Muse vince il silenzio di mille secoli.
Questa tesi si incarna nel mito di Elettra: la ninfa, amata da Giove, ottiene in punto di morte l'immortalità del nome attraverso le tombe di Troia. Da qui si snoda una precisa genealogia della gloria: da Elettra nasce Dardano, fondatore di Troia, da cui discenderà Enea e, attraverso il figlio Iulo, la Gens Julia e dunque la fondazione di Roma. La poesia non si limita a ricordare, ma fonda l'identità nazionale attraverso questa translatio imperii.
Il "cieco mendicante" Omero, entrando nei sepolcri dei Dardanidi, interroga le ombre per trarre la verità storica. La profezia di Cassandra chiude il carme: la distruzione di Troia è vinta dal canto eterno che restituisce giustizia anche agli sconfitti. L'immagine finale di Ettore, eroe sventurato, consacra la poesia come garante della memoria e riparatrice delle ingiustizie della storia: egli sarà onorato finché il sole splenderà sulle umane sciagure.
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La Sintesi tra Bellezza e Impegno Civile
I Sepolcri rappresentano la definitiva trasformazione della morte da "fatto biologico" a "valore culturale". Foscolo riconcilia il rigore del materialismo con la necessità metafisica dell'impegno civile, affidando alla parola poetica il compito di presidiare il confine contro l'oblio.
È doveroso ricordare come il destino predetto nel carme si sia compiuto per l'autore stesso: dopo la morte in esilio a Chiswick (1827), le spoglie di Foscolo furono traslate a Santa Croce nel 1871, consacrando la sua figura tra quei "grandi" che egli stesso aveva celebrato. La modernità del messaggio foscoliano risiede nella consapevolezza che la letteratura non è un ornamento, ma l'unico strumento capace di sottrarre il valore dell'azione umana alla dissipazione del tempo, rendendo la memoria una "funzione civile" attiva e militante.

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