lunedì 6 ottobre 2014

Homines, dum docent, discunt (Seneca)


Sono un' insegnante che non cerca ma accetta le richieste d’amicizia dei suoi allievi su facebook Ho iniziato dagli ex-allievi, ma non credo vi siano sostanziali differenze: si tratta di capire che uso si fa di Facebook.
Al di là dell’utilità (per inviare testi e comunicazioni è certo il mezzo più rapido, più ancora del presente blog, tra l'altro rivolto a un pubblico più ampio e meno controllabile),  quando ho dato «l’amicizia» ad ex-alunni avevo ben presente che sul social avrei dovuto tenere conto del mio ruolo e della mia responsabilità di persona adulta ed educatrice, evitando di postare pensieri che non avrei espresso parimenti in classe. Per questo ho ritenuto di poter accettare anche l’«amicizia»  degli attuali alunni. 
E’ un’ «amicizia» tra virgolette perchè gli scambi, quando avvengono, non hanno nulla di personale in senso stretto. Del resto troverei assurdo mettere qualcosa di privato su FB .
Sbaglio? Può anche darsi, ma nella stessa misura in cui si può sbagliare a lezione, appena si esce dalla semplice esposizione della materia. Io non credo, sinceramente, che un insegnante debba aver paura di esprimere opinioni con le regole e le cautele che sempre si devono usare trattando con i giovani.
Devo dire che, per quanto il mio possa essere un parere minoritario, per ora non mi sono pentita delle mie scelte.
Forse può interessare sapere che sono «amica» anche di studenti che ho bocciato così come molte persone che contano nella mia vita sono tra i miei «amici» di Facebook.
  Tu che sei sulla strada
  Devi avere un codice per la vita da rispettare
  E così diventerai te stesso
  Perché il passato è soltanto un addio

  Insegna bene ai tuoi figli,
  L'inferno del loro padre se ne è andato
  E nutrili dei tuoi sogni
  L'unica cosa da raccogliere, l'unica da imparare

  Non chiedere mai a loro il perché,
  se te lo diranno, potresti piangere

Così guardali e sospira
e sappi che loro ti ameranno

E tu, nella tua giovane età,
Non puoi conoscere le paure in cui i tuoi vecchi sono passati
E allora, per piacere, aiutali con la tua gioventù,
Loro cercano la verità prima di poter morire.

Insegna bene ai tuoi figli,
L'inferno del loro padre se ne è andato
E nutrili dei tuoi sogni
L'unica cosa da raccogliere, l'unica da imparare

Non chiedere mai a loro il perché,
se te lo diranno, potresti piangere
Così guardali e sospira
e sappi che loro ti ameranno.

sabato 27 settembre 2014

Un bellissimo regalo ai lettori


Cinque maggio - di Alessandro Manzoni

Comprensione

1)      Qual è la reazione del poeta all’annuncio della morte di Napoleone? Quali le reazioni della società?
2)      Da che cosa è stata caratterizzata la vita di Napoleone?
3)      Quali sentimenti prova l’imperatore durante il suo esilio a Sant’Elena?
4)      Qual è il suo rapporto con la fede nell’ultimo periodo di vita?

Competenza metrica

5)      Che tipo di versi costituiscono quest’ode manzoniana?
6)      Che cos’è un’ode?
7)      Individua tutti i versi tronchi presenti nel componimento e spiega perché si chiamano così.

Interpretazione

8)      L’ode è contrassegnata da una costante oscillazione fra i poli del dinamismo e della staticità. Esamina il componimento dal punto di vista lessicale e disponi su due colonne le parole che comunicano sensazioni di movimento e quelle che comunicano sensazioni di immobilità. Indica, quindi, per ciascuna parola trovata a quale situazione si riferisce.
9)      Nel testo ricorre per quattro volte il pronome ei riferito a Napoleone. Descrivi brevemente le diverse situazioni della vita di Napoleone a cui di volta in volta esso viene riferito.

Produzione

10)  Dopo avere letto l’ode ed esserti documentato su Napoleone, ti sarai fatto un’idea del carattere del personaggio e delle sue reazioni di fronte agli eventi. Prova allora  a tracciare un ritratto psicologico dal momento dell’ascesa a quello della sconfitta. Potrà esserti utile anche osservare qualche ritratto di Napoleone dal quale potrai trarre spunto per arricchire il profilo con delle notazioni di tipo fisiognomico.

Napoleone valica
il San Bernardo
(J. L. David, 1800)



martedì 23 settembre 2014

Dante e Beatrice


Henry Holiday, Dante e Beatrice, 1883.

Il dipinto si riferisce all'episodio narrato da Dante nella Vita nova. Per celare il segreto del suo amore per Beatrice, il poeta aveva finto di rivolgere le sue attenzioni verso un'altra donna, suscitando con tale comportamento gli indiscreti e maliziosi commenti della gente. Per questo motivo Beatrice, indignata, decise di negargli il saluto.

FRANCY’S DINNER (allegro ma non troppo)


Macinò la carne cruda con lo spezzatino e le patate, unì le uova , il prezzemolo, il formaggio, sale, pepe e noce moscata. Impastò bene. Scottò le verze in acqua bollente per 3 minuti. Su un tavolo cosparse di formaggio e sistemò le verze ben allargate. Battè il costone delle verze con il batticarne. Vi sistemò il ripieno, le avvolse e unì due alla volta fermandole con due stuzzicadenti. In una teglia sciolse il burro, mise gli involtini infarinati e li rosolò da entrambe le parti. Bagnò con del brandy, unì la salsa di pomodoro e il brodo di carne. Coprì con la stagnola e mise in forno già caldo a 180°C per 40 minuti . Li tolse dal forno ed eliminò gli stuzzicadenti.


Quando si sentì toccare sulla spalla lei, con un leggero sussulto, si voltò.
L’espressione sul suo viso era di totale inconsapevolezza.
D’altronde, come avrebbe potuto essere diversamente?
Non c'eravamo mai incontrate prima d’ora.
Anzi no, non era proprio esatto: soltanto lei non aveva idea di chi fosse quella che le stava di fronte.
Io, al contrario, conoscevo bene quel viso, quei capelli biondi.
L’avevo visto una sola volta, di sfuggita, in una vecchia fotografia.
Una di quelle immagini finto glamour da fotografo di periferia, col suo bell’abito bianco da sposa.
Eppure, una sola volta era bastata perché quel volto mi rimanesse piantato nella testa per sempre.
- Sì? - disse lei.
Inconsapevolezza e indifferenza.
Cretina.
- La prego, mi aiuti… è successa una cosa terribile… per favore… la macchina…
Stupore. Perplessità. Un lieve accenno di diffidenza ma non ancora paura.
Bene.
- Cos’è successo? A chi?
Le sue pupille si strinsero appena, mentre il suo sguardo passava dal mio viso alla strada deserta.
- La prego… presto, venga…il mio bambino…
Senso materno. Nessuna donna è immune.
Ti frega sempre.


Tritò finemente cipolla, sedano, carota e tostò il tutto con olio e burro per 10 minuti. Aggiunse la carne trita. Fece rosolare a fuoco forte per circa 10 minuti, aggiunse un bicchiere di vino rosso e dopo 10 minuti i pomodori pelati, sale e pepe.
Lasciò cuocere il tutto per circa 1 ora e quando il ragù fu pronto mise sul fuoco la pentola con l’acqua per le tagliatelle.



Quando il pesante pappagallo in alabastro le piombò sul cranio, il cuoio capelluto si aprì in un largo squarcio rossastro.
Dopo il secondo colpo il sangue iniziò a colarle sui capelli e lungo il collo.
Al quarto, l’osso occipitale cedette e i residui di materia grigia che ne fuoriuscirono si mescolarono a schegge d’osso, sangue e frammenti d’alabastro, formando una disgustosa poltiglia d’indefinibile colore scuro.
Accidenti. Una costosa messa in piega irrimediabilmente rovinata.
Un vero peccato.


Dopo aver fatto marinare la carne nel barolo per tutta la notte assieme alle carote, al sedano, alle cipolle, al prezzemolo, al sale ed al pepe, la scolò e la fece rosolare nel burro facendola colorire bene da tutti i lati a fuoco vivace. Quando fu ben dorata, ci versò sopra il barolo e le verdure della marinatura, fece riprendere il bollore e continuò la cottura a fuoco bassissimo per circa due ore. Trascorso il tempo, levò carote e cipolle con la schiumarola e le passò nel passaverdure assieme al sugo di cottura e riversò il tutto sulla carne. Continuò la cottura del brasato per ancora un’ ora, sempre a fuoco lento, girandolo abbastanza sovente. A cottura ultimata, tolse la carne dalla casseruola, assaggiò l'intingolo, regolò di sale e aggiunse una grattatina di noce moscata.


Tagliarla a pezzi, tutto sommato, fu meno facile di quanto mi aspettassi.
Mi ci volle un intero pomeriggio di lavoro ma, alla fine, parti inutilizzabili escluse, ne ricavai una trentina di sacchetti, tutti debitamente datati e numerati, da mettere dentro al congelatore.
Ne tenni giusto un paio da parte poi presi tutti gli avanzi, il grembiule e i guanti di gomma, li infilai in un sacco nero con maniglie chiudendolo per bene.
Lavai pavimento, attrezzi e suppellettili con acqua e candeggina e mi avviai, a piedi, rabbrividendo per il freddo pungente, verso il bidone dei rifiuti organici.


Preparò con cura la tavola, accese le candele, stappò il vino.
Qualche minuto più tardi il campanello suonò
- Ciao - gli disse.
- Ciao, amore
La baciò sulla bocca.
Lei gli rispose con consueta passione.
- mmmh…che profumino…
Si staccò da lui con un sorriso compiaciuto.
- Sopresa …
Quand’ebbero finito di mangiare lui accese una sigaretta per lei e per sé.
Poi le prese una mano e se la portò a contatto con la guancia.
- Com’era la cena? - gli domandò.
- Fa-vo-lo-sa - rispose lui con un sorriso.
Lei gli accarezzò il viso dolcemente.
Poi, come pentita di quell’improvviso gesto di tenerezza, ritrasse le dita e tentò un accenno di conversazione.
- Allora, tutto bene a casa? Tua moglie?
- Veramente non la sento da ieri. Doveva telefonarmi per farmi sapere a che ora andarla a prendere alla stazione ma non ha chiamato. Boh, avrà il cellulare scarico, come al solito.
- Vedrai che più tardi si farà viva…. Vuoi un caffè?





giovedì 18 settembre 2014

Humor



UNA RISATA CI SEPPELLIRA'

L’umorismo è il senso della coesistenza più o meno pacifica dei contrari in tutte le cose umane, per cui si viene a scoprire il comico nel tragico e nel solenne, e il tragico e il solenne nel comico, la saggezza nella follia e viceversa. 
Ce le facciamo quattro risate?
















Consilia salutaria

Ti hanno detto che il latino è difficile? Prova così. 📜 Piccole vignette illustrate, frasi semplicissime e consigli sempre attuali... tutti...