Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole (Goethe). E' questo lo scopo del blog, divagare. Divagare, quindi volare, solo tra le cose belle, siano esse le parole ben messe, i pensieri, la musica o qualsiasi altra forma di arte. Qui si ama e si coltiva la bellezza che non muore.
giovedì 28 novembre 2013
martedì 26 novembre 2013
Il troppo e il vano
Non si tratta proprio di errori.
Ma se facciamo lo sforzo di eliminare le ridondanze otteniamo un testo più chiaro e più efficace. Dobbiamo sforzarci, nel lavoro di rifinitura di un testo, di eliminare il troppo e il vano.
Alcune espressioni comuni, per esempio, potrebbero essere dimezzate (eliminando le parole tra parentesi): progetto (futuro), (singolo) individuo, principale (priorità), (diversa) varietà, base (fondamentale), storia (passata), momento (attuale). Con una sola parola spesso si ottiene, in meno spazio, un miglior risultato (finale).
lunedì 25 novembre 2013
Dante, Paradiso XI, analisi.
Le insensate passioni
degli uomini
1) Porta
alcuni esempi dei difettivi silogismi
(v. 2) che affaticano gli uomini sulla terra.
Dubbi di Dante
2) Da
dove nascono e quali sono i dubbi di Dante a cui allude san Tommaso?
Due campioni della
Chiesa
3) Spiega
il significato dell’espressione quinci e
quindi (v. 36).
4) Come
vengono definiti i due campioni della Chiesa?
5) A
quali fonti può avere attinto Dante per narrare in sintesi l’agiografia di san
Francesco?
Francesco e il suo ordine
6) Narra
la vita di Francesco secondo la focalizzazione dantesca che si concentra su un
particolare aspetto.
7) Perché
il Francesco dantesco appare lontano da quello tramandato dalla tradizione
popolare?
8) Fai
la parafrasi e spiega la terzina 97-99.
9) Qual
è l’ultimo sigillo (v. 107) che ebbe Francesco?
10) Perché
viene definito ultimo?
Da san Francesco a
san Domenico
11) Quale
immagine usa san Tommaso per indicare l’esiguo numero di domenicani fedeli alla
Regola?
domenica 24 novembre 2013
I Numeri in Natura
To see a world in a grain of sand,
And a heaven in a wild flower,
Hold infinity in the palm of your hand,
And eternity in an hour.
And a heaven in a wild flower,
Hold infinity in the palm of your hand,
And eternity in an hour.
(William Blake)
(una delle mie poesie preferite. In italiano è pressappoco così:
Per vedere un mondo in un granello di sabbia
e il paradiso in un fiore di campo
tieni l’infinito nel palmo della tua manoe l’eternità in un’ora)
C’è un video abbastanza famoso su Youtube (ma lo trovate anche in fondo a questo post), che spiega senza parole la matematica nascosta in natura.
Parte da un concetto molto semplice, e cioè dalla cosiddetta serie (o successione) di Fibonacci: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89… eccetera. E’ una catena di cifre nella quale ogni numero è uguale alla somma dei due che lo precedono. Il terzo numero, l’1, è la somma di 0 e 1; il 2 è la somma dei due 1, così come quel 21 è la somma di 8 e 13… e via, verso l’infinito.
Può sembrare un elenco di numeri senza senso, eppure (c’è sempre un “eppure” in natura) la serie di Fibonacci è quella che meglio descrive la cosiddetta sezione aurea, una particolare spirale geometrica che ha influenze un po’ dappertutto, dalla matematica alla biologia, alla fisica, all’arte. Il video di cui vi sto parlando comincia proprio facendo vedere come la serie di Fibonacci si incastri alla perfezione con la sezione aurea e, subito dopo, di come la sezione aurea si incastri alla perfezione con la natura.
Volete una prova? Quasi tutti i fiori hanno tre o cinque o otto o tredici o ventuno o trentaquattro o cinquantacinque o ottantanove petali: i gigli ne hanno tre, i ranuncoli cinque, il delphinium spesso ne ha otto, la calendula tredici, l’astro ventuno, e le margherite di solito ne hanno trentaquattro o cinquantacinque o ottantanove*. Rileggete la serie di Fibonacci, e spalancate la bocca in segno di stupore, come sto facendo io.
Ma, come dice il vecchio detto, le immagini valgono più di mille parole. Vi lascio al video, allora, sperando che anche voi – come me – lo troviate dannatamente affascinante.
* Viene spontaneo notare che se le margherite, di solito, hanno 34, 55 o 89 petali, l’amore trionfa due volte su tre. Chi prova a fare ”m’ama-non m’ama” si vedrà amato con la margherita da 55 e con quella da 89, non amato con quella da 34. A questo punto, basterebbe riconoscere ad occhio quelle da 89, o per lo meno imparare ad evitare quelle da 34, per avere una vita che più rosa non si può ;)
venerdì 22 novembre 2013
mercoledì 20 novembre 2013
Simone Weil a Joë Bousquet
Si è attenti all'altro specialmente (o solo, pare dirci la Weil) quando si è stati oggetto di attenzione in un momento di sofferenza.
Quindi si impara a essere attenti all'altro da noi attraverso l'esperienza.
Quanto ci fa piacere che qualcuno ci chieda, con sincero interesse, "Come stai?"
Lo spunto è all'approfondimento della esperienza intellettuale e umana di Simone Weil, complessa figura femminile del Novecento.
lunedì 18 novembre 2013
Il Fesso - un esempio di sonetto
Ancora un esperimento dagli alunni della II B Linguistico.
Questa volta si sono cimentati nientepopodimenoche nella stesura di un sonetto.
E così è stato rispettato il rigido schema dei quattordici versi tutti endecasillabi, raggruppati in due quartine e due terzine.
E le rime? Sapreste ricostruire lo schema delle rime del seguente componimento?
Il tema è scherzoso e prende di mira i tipi sbruffoni, che millantano avventure e conquiste assai improbabili.
IL FESSO
Di gente vanitosa ce n'è tanta
Che il bell'aspetto tutto il dì decanta
Che l'attenzione dei compari vuole
E per averla dir menzogne suole.
Dicendo che hanno avuto tanti amori
Di mille donne aver infranto i cuori
Appaiono ridicoli e nol sanno
E mai nessuna donna vera avranno.
E quindi, amico mio, io ti consiglio
Se davvero una donna vuoi trovare
Di essere sincero con te stesso.
E fra le coppie non portar scompiglio
Ma la maschera cerca di levare
Se la parte non vuoi fare del fesso.
domenica 17 novembre 2013
venerdì 15 novembre 2013
Un fiume in piena
Laudato sie, mi Signore, per sora acqua,
la quale è molto utile, et umile, et pretiosa et casta.
San Francesco
Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo, ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare, al bel fianco, colonna;
erba e fior, che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aer sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse;
F. Petrarca
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi,
tu sei la vita e sempre
e sempre fuggi.
G. d'Annunzio
(continuo? con le poesie, intendo...
quanto al resto, non c'è proprio più niente da aggiungere.
ci devono togliere tutto, sino all'ultima goccia).
la quale è molto utile, et umile, et pretiosa et casta.
San Francesco
Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo, ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare, al bel fianco, colonna;
erba e fior, che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aer sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse;
F. Petrarca
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi,
tu sei la vita e sempre
e sempre fuggi.
G. d'Annunzio
(continuo? con le poesie, intendo...
quanto al resto, non c'è proprio più niente da aggiungere.
ci devono togliere tutto, sino all'ultima goccia).
giovedì 14 novembre 2013
Pensierino dell'ora del tè.
Il sapere è un processo continuo: la ricerca interessa anche le materie umanistiche.
Il senso critico non si potrà mai ridurre ad una formula.
Il senso critico non si potrà mai ridurre ad una formula.
mercoledì 13 novembre 2013
martedì 12 novembre 2013
Corpo
"C'è più assennatezza nel tuo corpo che in tutta la tua assennata saggezza" (F. N.)
Attraverso il corpo passa
tutto ciò che riceviamo e doniamo. Tutto ciò che siamo.
Ad ogni inspiro, siamo
casa per il mondo.
Ad ogni espiro, siamo a casa nel mondo.
Così, nel qui e ora
di ogni respiro, il corpo vibra, come un diapason, secondo il livello di
sintonia tra ciò che è dentro e fuori di noi.
Così, la saggezza è
ricerca della salute, e viceversa.
Qui e ora.
lunedì 11 novembre 2013
Postille manzoniane
LA CONVERSIONE E LA CONCEZIONE DELLA VITA E DELLA STORIA
La conversione
rappresentò il fatto fondamentale nella vita e nell’opera del Manzoni, perché
l’accettazione dei principi cristiani e della dottrina della Chiesa lo condusse
al rifiuto dell’ateismo e del materialismo derivati dall’Illuminismo e accolti
nella prima gioventù, e contemporaneamente ad una visione tutta nuova e
coerente della vita e della storia.
La sua è una
concezione che si ricollega inizialmente al pessimismo proprio delle ideologie
romantiche, che vedevano l’uomo continuamente travagliato dalla sofferenza e
dall’angoscia, le quali, nella nostra letteratura, si erano già espresse nelle
opere di grandi scrittori e poeti dell’ultimo Settecento e del primo Ottocento,
quali Alfieri, Foscolo, Leopardi. Ma mentre questi avevano incolpato della
sofferenza dell’uomo la sorte, il destino, la natura, insomma una forza segreta
che dominerebbe il mondo con le sue leggi immutabili, il Manzoni pensa che
l’origine di ogni male e di ogni dolore vada ricercata nell’uomo stesso, che
col suo peccare sconvolge l’ordine universale di armonia e amore e che per
soddisfare le sue passioni determina per sé e per gli altri l’agitazione e il
rimorso.
Ma il Manzoni,
sulla base della sua fede nella dottrina cristiana, va ben oltre questa visione
tutta pessimistica, in quanto nel dolore vede uno strumento prezioso nella vita
dell’uomo, se questi sa accoglierlo e accettarlo. Esso infatti ha una grande
funzione, sia che si abbatta sui cattivi sia che colpisca i buoni. Sui cattivi
agisce come ultimo richiamo della bontà di Dio al ravvedimento. Ma il dolore è
provvidenziale soprattutto per i buoni. A loro serve per renderli ancora
migliori, per purificarli ed elevarli sempre più, sia agli occhi degli uomini
che a quelli di Dio, e serve a farli degni e meritevoli del premio celeste. Per
gli innocenti, dunque, il dolore è una “provvida sventura”.
Essendo questa
la sua visione della vita, il Manzoni improntò tutta la sua produzione
successiva alla conversione al motivo della Provvidenza. Essa, pur non
limitando il libero arbitrio dell’uomo, entrerà di continuo nello svolgimento
delle vicende che l’autore ricostruisce e spesso farà risolvere nel bene anche
le azioni perverse.
LA POETICA
MANZONIANA
In Manzoni
confluirono i due elementi principali della dottrina romantica e divennero i
cardini della sua poetica:
Ø
L’interesse
per la storia
Ø
L’aspetto
popolare della letteratura
Già nella prefazione
al “Carmagnola” il Manzoni combatte il principio delle unità pseudo-aristoteliche di cui accetta
la sola unità di azione come elemento unificatore dell’opera d’arte; accenna,
poi, al carattere dei cori delle sue
tragedie, non parte integrante dell’azione, come nel teatro greco, ma un
“cantuccio” in cui il poeta può parlare in prima persona, esprimendo le sue
considerazioni; infine viene posto il problema della moralità dell’arte drammatica la quale, lungi dal corrompere, deve
proporsi lo scopo di educare il popolo.
![]() |
Francesco da Ponte detto Bassano, La battaglia di Maclodio, 1587La battaglia di Maclodio si svolse il 12 ottobre 1427 tra le truppe del Duca di Milano Filippo Maria Visconti e quelli della Repubblica di Venezia e di Firenze, unite in una lega antiviscontea. Sebbene fosse stato uno scontro con molti uomini, i morti furono relativamente pochi. Copiosi invece erano stati i prigionieri ed il bottino conquistato. Ma dopo un sol giorno gran parte dei milanesi catturati furono liberati per ordine del Carmagnola. Qusta mossa giustificò i sospetti da parte della Repubblica di Venezia verso il suo capitano di ventura, che fu accusato, processato e giustiziato. La vicenda fu fonte d'ispirazione per Il Conte di Carmagnola, opera di Alessandro Manzoni. |
Nella “lettre
a Monsieur Chauvet” (1820), un critico classicista francese che aveva
formulato numerosi appunti al “Conte di Carmagnola”, il problema si amplia fino
ad investire il rapporto tra storia e
poesia; l’una e l’altra, secondo il Manzoni, debbono avere per oggetto il
vero; unica loro differenziazione è il modo di trattarlo. Compito della storia
è precisare i fatti con assoluta fedeltà e obiettività, compito della poesia è
mettere in luce affetti, dolori, sentimenti dei protagonisti di tali
avvenimenti, penetrando nell’animo sia dei vinti che dei vincitori, sia dei
popoli che dei singolo individui, sia dei servi che dei padroni. La poesia,
inoltre, è un completamento della storia anche dal punto di vista religioso,
perché può esaltare il compito della
Provvidenza e il suo operato nella vita degli uomini.
Il maggiore
tentativo di dare una sistemazione organica e critica al suo ideale letterario
il Manzoni lo compì nella “Lettera sul Romanticismo” al
marchese Cesare d’Azeglio (1823, ma pubblicata solo nel 1871): inizialmente vi
si trovava la nota formula “la
letteratura deve proporsi l’utile per iscopo, il vero per soggetto e
l’interessante per mezzo”, ma nella redazione definitiva questa formula fu
ridotta al solo vero, in quanto essa appariva di per sé anche interessante e
utile.
La letteratura,
dunque, doveva proporsi fini educativi per il popolo, trattare argomenti
attuali, moderni, popolari, di interesse generale e non individuale, ma
soprattutto attenersi al vero storico, arricchendolo con approfondimenti
psicologici.
Nella lettera
l’esposizione delle dottrine romantiche è suddivisa in due parti: quella negativa, che esclude l’imitazione dei classici e il ricorso
alla mitologia, e quella positiva,
che si riassume nella teoria del vero e che apre la strada al realismo.
Nel “Discorso
sul romanzo storico” (1830, ma pubblicato nel 1842), dopo un’ulteriore
riflessione sulla natura del vero, il Manzoni negò la possibilità di una
coesistenza, nella medesima opera, di storia e poesia: da qui la condanna del romanzo storico, che
presenta una ibrida mescolanza di storia e di invenzione, di fatti e di
avvenimenti fantastici. Tale condanna, che implicitamente negava valore al suo
stesso romanzo, è da far risalire al pregiudizio che il verosimile sia, per
natura, inferiore alla verità storica; per cui da questo momento il Manzoni
indirizzerà completamente la sua attività alla storiografia.
giovedì 7 novembre 2013
Piccolo pensiero delle 16.00 (più o meno)
Il criterio utilitaristico che vuole trarre il massimo beneficio dal minimo sforzo è l'esatto opposto di quanto serva al pensiero critico.
mercoledì 6 novembre 2013
Edoardo Bennato Marzo 1821
E' proprio l'ode civile di Alessandro Manzoni, quella patriottica, quella scritta in occasione dei moti scoppiati in Piemonte nel 1821, in pieno Risorgimento italiano.
Non è il primo caso di una poesia messa in musica da un artista pop. Ricordo la più nota versione di "San Martino" di Giosuè Carducci, messa in note addirittura da Fiorello!
Napoli
La poesia che segue è stata composta, come scrittura collettiva, dagli alunni della mia classe II B del Liceo Linguistico.
La consegna chiedeva di scrivere dieci versi su Napoli alternando endecasillabi e settenari.
Lo spunto è nato dalla lettura della poesia "Trieste" di Umberto Saba.
Sono stati bravissimi. Ma ecco la poesia.
La consegna chiedeva di scrivere dieci versi su Napoli alternando endecasillabi e settenari.
Lo spunto è nato dalla lettura della poesia "Trieste" di Umberto Saba.
Sono stati bravissimi. Ma ecco la poesia.
lunedì 4 novembre 2013
Ho sentito che non volete imparare (Bertold Brecht)
Ho sentito che non volete imparare niente.
Deduco: siete milionari.
Il vostro futuro è assicurato - esso è
Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
Hanno fatto sì che i vostri piedi
Non urtino nessuna pietra.
Allora non devi
Allora non devi
Imparare niente. Così come sei
Puoi rimanere.
E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà,
dato che i tempi,
Come ho sentito, sono insicuri
Hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
Ciò che devi fare affinché stiate bene.
Essi hanno letto i libri di quelli
Che sanno le verità
Che hanno validità in tutti i tempi
E le ricette che aiutano sempre.
Dato che ci sono così tanti che pensano per te
Non devi muovere un dito.
Però, se non
fosse così,
Allora dovresti studiare.
domenica 3 novembre 2013
venerdì 1 novembre 2013
Per fortuna passò
Dico di Halloween.
Già mi riesce difficile capire la festa del santo patrono, ferragosto, san Valentino et similia, figuriamoci Halloween.
Fortuna, è passata anche quest'anno.
Facciamo ciao ciao con la manina e con una vignetta, un po' cattivella forse, o forse solo scherzosa.
Vada per la seconda.
Perchè, se indossiamo centomila maschere nella nostra vita (Pirandello docet), sicuramente quella più simpatica è quella dell'umorismo.
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