Macinò la carne cruda con lo spezzatino e le patate, unì le uova , il
prezzemolo, il formaggio, sale, pepe e noce moscata. Impastò bene. Scottò le
verze in acqua bollente per 3 minuti. Su un tavolo cosparse di formaggio e
sistemò le verze ben allargate. Battè il costone delle verze con il batticarne.
Vi sistemò il ripieno, le avvolse e unì due alla volta fermandole con due
stuzzicadenti. In una teglia sciolse il burro, mise gli involtini infarinati e
li rosolò da entrambe le parti. Bagnò con del brandy, unì la salsa di pomodoro
e il brodo di carne. Coprì con la stagnola e mise in forno già caldo a 180°C
per 40 minuti . Li tolse dal forno ed eliminò gli stuzzicadenti.
Quando si sentì toccare sulla spalla lei, con un leggero sussulto, si voltò.
L’espressione sul suo viso era di totale inconsapevolezza.
D’altronde, come avrebbe potuto essere diversamente?
Non c'eravamo mai incontrate prima d’ora.
Anzi no, non era proprio esatto: soltanto lei non aveva idea di chi fosse
quella che le stava di fronte.
Io, al contrario, conoscevo bene quel viso, quei capelli biondi.
L’avevo visto una sola volta, di sfuggita, in una vecchia fotografia.
Una di quelle immagini finto glamour da fotografo di periferia, col suo
bell’abito bianco da sposa.
Eppure, una sola volta era bastata perché quel volto mi rimanesse piantato
nella testa per sempre.
- Sì? - disse lei.
Inconsapevolezza e indifferenza.
Cretina.
- La prego, mi aiuti… è successa una cosa terribile… per favore… la macchina…
Stupore. Perplessità. Un lieve accenno di diffidenza ma non ancora paura.
Bene.
- Cos’è successo? A chi?
Le sue pupille si strinsero appena, mentre il suo sguardo passava dal mio viso
alla strada deserta.
- La prego… presto, venga…il mio bambino…
Senso materno. Nessuna donna è immune.
Ti frega sempre.
Tritò finemente cipolla, sedano, carota e tostò il tutto con olio e burro
per 10 minuti. Aggiunse la carne trita. Fece rosolare a fuoco forte per circa
10 minuti, aggiunse un bicchiere di vino rosso e dopo 10 minuti i pomodori
pelati, sale e pepe.
Lasciò cuocere il tutto per circa 1 ora e quando il ragù fu pronto mise sul
fuoco la pentola con l’acqua per le tagliatelle.
Quando il pesante pappagallo in alabastro le piombò sul cranio, il cuoio
capelluto si aprì in un largo squarcio rossastro.
Dopo il secondo colpo il sangue iniziò a colarle sui capelli e lungo il collo.
Al quarto, l’osso occipitale cedette e i residui di materia grigia che ne
fuoriuscirono si mescolarono a schegge d’osso, sangue e frammenti d’alabastro,
formando una disgustosa poltiglia d’indefinibile colore scuro.
Accidenti. Una costosa messa in piega irrimediabilmente rovinata.
Un vero peccato.
Dopo aver fatto marinare la carne nel barolo per tutta la notte assieme alle
carote, al sedano, alle cipolle, al prezzemolo, al sale ed al pepe, la scolò e
la fece rosolare nel burro facendola colorire bene da tutti i lati a fuoco
vivace. Quando fu ben dorata, ci versò sopra il barolo e le verdure della
marinatura, fece riprendere il bollore e continuò la cottura a fuoco bassissimo
per circa due ore. Trascorso il tempo, levò carote e cipolle con la schiumarola
e le passò nel passaverdure assieme al sugo di cottura e riversò il tutto sulla
carne. Continuò la cottura del brasato per ancora un’ ora, sempre a fuoco
lento, girandolo abbastanza sovente. A cottura ultimata, tolse la carne dalla
casseruola, assaggiò l'intingolo, regolò di sale e aggiunse una grattatina di
noce moscata.
Tagliarla a pezzi, tutto sommato, fu meno facile di quanto mi aspettassi.
Mi ci volle un intero pomeriggio di lavoro ma, alla fine, parti inutilizzabili
escluse, ne ricavai una trentina di sacchetti, tutti debitamente datati e
numerati, da mettere dentro al congelatore.
Ne tenni giusto un paio da parte poi presi tutti gli avanzi, il grembiule e i
guanti di gomma, li infilai in un sacco nero con maniglie chiudendolo per bene.
Lavai pavimento, attrezzi e suppellettili con acqua e candeggina e mi avviai, a
piedi, rabbrividendo per il freddo pungente, verso il bidone dei rifiuti
organici.
Preparò con cura la tavola, accese le candele, stappò il vino.
Qualche minuto più tardi il campanello suonò
- Ciao - gli disse.
- Ciao, amore
La baciò sulla bocca.
Lei gli rispose con consueta passione.
- mmmh…che profumino…
Si staccò da lui con un sorriso compiaciuto.
- Sopresa …
Quand’ebbero finito di mangiare lui accese una sigaretta per lei e per sé.
Poi le prese una mano e se la portò a contatto con la guancia.
- Com’era la cena? - gli domandò.
- Fa-vo-lo-sa - rispose lui con un sorriso.
Lei gli accarezzò il viso dolcemente.
Poi, come pentita di quell’improvviso gesto di tenerezza, ritrasse le dita e
tentò un accenno di conversazione.
- Allora, tutto bene a casa? Tua moglie?
- Veramente non la sento da ieri. Doveva telefonarmi per farmi sapere a che ora
andarla a prendere alla stazione ma non ha chiamato. Boh, avrà il cellulare
scarico, come al solito.
- Vedrai che più tardi si farà viva…. Vuoi un caffè?