domenica 4 gennaio 2026

Le figure retoriche: una prima classificazione

Perché studiare le figure retoriche (e perché non sono un inutile esercizio di stile)


Prima o poi, a ogni insegnante arriva la fatidica domanda: “Prof, ma servono davvero?”
Risposta onesta: sì, servono eccome. E di certo non solo a scuola!

Questo file di classificazione delle figure retoriche nasce per un motivo preciso:
👉 imparare a riconoscerle per capire meglio i testi e scrivere meglio noi stessi.

Niente caccia al tesoro fine a se stessa. Qui si va al sodo.




Perché è importante saper riconoscere le figure retoriche


Le figure retoriche non sono ornamenti messi lì per bellezza.
Sono strumenti di pensiero e di espressione.

Saperle riconoscere significa:

  • capire davvero ciò che un autore vuole comunicare, non solo “di cosa parla”;

  • cogliere toni, emozioni, intenzioni (ironia, enfasi, drammaticità, giudizio);

  • leggere un testo in modo attivo, non passivo.

Quando riconosci una metafora, un’anafora o una personificazione, stai leggendo a un livello più profondo. È la differenza tra vedere una scena e capirne il significato.




Come contribuiscono alla qualità dell’espressione


Qui viene il bello.

Chi conosce le figure retoriche:

  • scrive in modo più preciso, perché sceglie le parole con intenzione;

  • rende il discorso più efficace, non più lungo;

  • sa colpire, chiarire, convincere.

Un testo senza figure retoriche può essere corretto, ma spesso è piatto.
Un testo che le usa bene è vivo, memorabile, incisivo.

Non a caso:

  • le troviamo nei poemi epici,

  • nella poesia,

  • nei discorsi politici,

  • nella pubblicità,

  • persino nei meme (sì, anche lì: le antitesi e le iperboli non mancano mai).

Le figure retoriche non appartengono al passato: funzionano ancora perché funzionano sulla mente umana.




A cosa serve questo file


Il file che segue non è una lista da imparare a memoria come una tabellina.


È uno strumento di lavoro per:

  • riconoscere le principali figure retoriche;

  • distinguerle tra loro senza confusione;

  • usarle come chiave di lettura dei testi e come cassetta degli attrezzi per scrivere meglio.

Tradizione solida, metodo chiaro, sguardo al futuro:
prima si riconoscono, poi si capiscono, infine — se si vuole — si usano.
Ed è lì che la lingua smette di essere solo corretta e diventa buona scrittura.



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