L'Iliade di Omero, pur essendo composta in epoca arcaica (VIII secolo a.C.), conserva memoria di elementi della civiltà micenea (XIII-XII secolo a.C.). Il poema offre uno spaccato significativo della condizione femminile in quel contesto sociale, dove le donne occupavano posizioni subordinate ma non prive di rilevanza simbolica e politica. Il Libro I dell'Iliade presenta due figure femminili paradigmatiche: Criseide e Clitennestra, attraverso le quali emergono le dinamiche di potere, onore e proprietà che caratterizzavano la società guerriera micenea.
La società micenea: contesto storico-sociale
La civiltà micenea era organizzata secondo una struttura gerarchica rigidamente patriarcale. I palazzi micenei, come attestano le tavolette in Lineare B, erano centri di potere amministrativo dove il wanax (re) deteneva l'autorità suprema. In questo contesto, le donne appartenevano a diverse categorie sociali: dalle regine e principesse alle schiave di guerra, passando per le sacerdotesse e le artigiane specializzate.
Il matrimonio costituiva principalmente un'alleanza politica tra oikoi (case/famiglie), e le donne rappresentavano merce di scambio per consolidare alleanze o sancire trattati. Tuttavia, alcune figure femminili di alto rango potevano esercitare influenza indiretta attraverso i legami familiari e il controllo delle risorse domestiche.
Criseide: la donna come gheras e oggetto di contesa
Il contesto narrativo
Il Libro I si apre con la pestilenza che Apollo scaglia contro l'esercito acheo a causa dell'oltraggio subito dal suo sacerdote Crise, il cui padre Criseide è stata ridotta in schiavitù e assegnata ad Agamennone come parte del bottino di guerra. Quando Crise giunge all'accampamento acheo per riscattare la figlia, Agamennone lo respinge violentemente, scatenando l'ira divina.
La donna come proprietà e simbolo di timé
Criseide incarna perfettamente lo status della donna come oggetto nella società guerriera micenea. Definita ripetutamente gheras (premio d'onore), ella non è semplicemente una schiava, ma un simbolo tangibile del prestigio e della supremazia di Agamennone. Il rifiuto di restituirla, nonostante l'offerta di un riscatto generoso, rivela come il possesso di Criseide trascenda il valore economico per assumere significato simbolico: restituirla significherebbe per Agamennone ammettere un'inferiorità, una diminuzione della propria timé (onore).
Significativamente, Criseide non ha voce nel poema. Non le vengono attribuite parole, emozioni o desideri. La sua esistenza è interamente mediata dallo sguardo maschile: è l'oggetto del desiderio di Agamennone, della supplica di Crise, della contesa tra i capi achei. Questa assenza di soggettività riflette la condizione reale delle prigioniere di guerra nella società micenea, private non solo della libertà ma anche dell'identità personale.
Il conflitto Agamennone-Achille
Quando Agamennone è costretto a restituire Criseide per placare Apollo, egli rivendica immediatamente Briseide, la schiava di Achille, come compensazione. Questo scambio di donne innesca la menis (ira) di Achille, tema centrale dell'intero poema. È cruciale notare che il conflitto non riguarda l'amore o il legame affettivo con le prigioniere, ma esclusivamente la timé: chi possiede quale donna, e cosa questo possesso significa in termini di status e potere.
Le donne fungono quindi da marcatori visibili della gerarchia sociale. Nella logica agonistica della società guerriera micenea, dove ogni relazione è misurata in termini di superiorità e inferiorità, il possesso di prigioniere di guerra di particolare bellezza o lignaggio elevato costituisce una forma essenziale di capitale simbolico.
Clitennestra: la moglie tradita e la minaccia dell'ordine domestico
Il riferimento implicito
Clitennestra non compare fisicamente nel Libro I, ma la sua presenza è evocata in modo significativo. Quando Agamennone dichiara di preferire Criseide alla legittima moglie Clitennestra, affermando che la prigioniera non le è inferiore né per aspetto né per intelligenza né per abilità nei lavori, emerge una tensione fondamentale nella struttura sociale micenea.
La moglie legittima: ruolo e aspettative
Questa comparazione, apparentemente casuale, illumina il ruolo della moglie legittima nella società micenea. Clitennestra, come sposa del wanax di Micene, occupa la posizione sociale più elevata accessibile a una donna. Le sue funzioni comprendevano la gestione dell'oikos durante l'assenza del marito, il controllo delle riserve e della produzione tessile (attività femminile per eccellenza nel mondo miceneo), e soprattutto la produzione di eredi legittimi.
Tuttavia, il confronto esplicito tra moglie e schiava rivela l'intercambiabilità funzionale delle donne agli occhi maschili. Ciò che differenzia Clitennestra da Criseide non è un valore intrinseco, ma esclusivamente lo status legale e la funzione sociale: l'una garantisce la legittimità della discendenza e le alleanze politiche, l'altra soddisfa il piacere immediato e simboleggia il successo militare.
L'ombra del tradimento
Il riferimento a Clitennestra nel Libro I acquista un significato profetico se letto alla luce dell'intera tradizione del ciclo troiano. Clitennestra, secondo il mito, tradirà e ucciderà Agamennone al suo ritorno da Troia, vendicando il sacrificio della figlia Ifigenia e la propria condizione di moglie abbandonata. Benché questi eventi siano posteriori alla narrazione dell'Iliade, l'ombra del matricidio e del tradimento coniugale aleggia sul poema.
Il personaggio di Clitennestra rappresenta così il potenziale sovversivo della donna quando le strutture di controllo patriarcale si allentano. Durante i dieci anni di guerra, le mogli rimaste ad Argo possono sviluppare forme di autonomia e potere che minacciano l'ordine costituito. Questo timore ricorrente nella letteratura greca arcaica riflette probabilmente tensioni reali della società micenea, dove l'assenza prolungata dei guerrieri poteva effettivamente destabilizzare le strutture di potere domestiche.
Confronto e complementarità delle due figure
Criseide e Clitennestra rappresentano i due poli della condizione femminile nella società micenea: la schiava e la moglie legittima, l'oggetto di conquista temporaneo e il fondamento permanente dell'oikos. Entrambe, tuttavia, condividono una subordinazione strutturale al potere maschile.
Criseide esemplifica la violenza diretta del sistema: catturata, ridotta in schiavitù, scambiata come merce. La sua esistenza è interamente definita dalla volontà altrui. Non può scegliere, parlare, resistere. È il grado zero dell'autonomia femminile.
Clitennestra, pur godendo di uno status sociale elevato, rimane comunque sottoposta all'autorità maritale. Il fatto stesso che Agamennone possa pubblicamente dichiararla intercambiabile con una schiava mostra quanto sia fragile la sua posizione. Il suo potere è derivato, dipendente dal ruolo di moglie del re. Tuttavia, proprio questa posizione le conferisce potenzialmente gli strumenti per la sovversione, come la tradizione mitica successiva rivelerà.
Le donne e l'economia dell'onore
Il Libro I dell'Iliade illumina quello che potremmo definire l'economia dell'onore nella società micenea. La timé non è un attributo astratto ma si materializza in beni concreti: tripodi, cavalli, armi, e soprattutto donne. Il possesso di prigioniere belle e di alto lignaggio costituisce una forma essenziale di capitale simbolico, visibile e quantificabile.
In questa economia, le donne sono simultaneamente soggetti e oggetti. Sono oggetti dello scambio, unità di misura del prestigio maschile, ma la loro qualità (bellezza, abilità, lignaggio) influenza direttamente il valore che possono conferire ai loro possessori. Una prigioniera qualsiasi non equivale a Criseide, così come una semplice cittadina non equivale a Clitennestra.
Questa doppia natura rivela una contraddizione fondamentale: mentre il sistema patriarcale nega alle donne la soggettività e l'autonomia, esso dipende simultaneamente dalle qualità individuali delle donne per funzionare. Il prestigio di Agamennone richiede che Criseide sia effettivamente desiderabile, che Clitennestra sia effettivamente saggia e capace. Le donne sono quindi simultaneamente negate come persone e essenziali come simboli.
Prospettive comparative: evidenze archeologiche e documentarie
Le tavolette in Lineare B da Pilo e Cnosso confermano parzialmente l'immagine emersa dall'Iliade. Documentano l'esistenza di schiave (doera) impiegate in attività tessili e agricole, spesso accompagnate da bambini, probabilmente frutto di unioni con i loro padroni. Registrano anche donne libere con funzioni religiose e amministrative, sebbene sempre in posizione subordinata rispetto agli uomini.
Particolarmente significativa è la presenza documentata di prigioniere di guerra, definite con etnici geografici ("donne di Cnido", "donne di Lemno"), che richiama direttamente il caso di Criseide. Queste donne rappresentavano effettivamente una fonte importante di manodopera per i palazzi micenei.
L'archeologia funeraria mostra inoltre differenze significative nei corredi tra sepolture maschili e femminili, con quelle femminili caratterizzate da oggetti legati alla sfera domestica e tessile, confermando la divisione dei ruoli riflessa nell'Iliade.
Il Libro I dell'Iliade, attraverso le figure di Criseide e Clitennestra, offre uno sguardo penetrante sulla condizione femminile nella società micenea. Le donne emergono come elementi essenziali ma subordinati di un sistema patriarcale rigidamente gerarchico, dove il loro valore è interamente definito dai ruoli assegnati: schiave come simboli di conquista e onore guerriero, mogli come garanti della legittimità dinastica e della continuità dell'oikos.
L'assenza di voce di Criseide e la presenza solo evocata di Clitennestra riflettono l'esclusione delle donne dagli spazi pubblici del potere e della decisione. Tuttavia, la centralità di queste figure nella dinamica narrativa del Libro I rivela paradossalmente quanto il sistema maschile dipenda da esse: la crisi che scatena l'intera vicenda dell'Iliade nasce proprio dalla contesa su una donna.
Le due figure, nei loro ruoli complementari ma distinti, incarnano le diverse forme di subordinazione e potenziale autonomia femminile: Criseide rappresenta la violenza diretta e la riduzione della donna a puro oggetto; Clitennestra simboleggia i vincoli dell'istituzione matrimoniale ma anche il potenziale sovversivo di chi occupa posizioni di relativa autorità all'interno dell'oikos.
Questa analisi, pur basata su un testo poetico, trova conferme nelle evidenze archeologiche e documentarie della civiltà micenea, suggerendo che l'Iliade, nonostante la distanza temporale dalla sua composizione, preservi memoria genuina delle strutture sociali del mondo palaziale miceneo. Lo studio di queste figure femminili ci permette quindi di ricostruire non solo aspetti della vita quotidiana, ma soprattutto le strutture ideologiche e i rapporti di potere che caratterizzavano una delle civiltà fondanti della tradizione europea.
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