domenica 26 aprile 2015

Plastic


Cosa c’è di più romantico – e, se vogliamo, anche di più banale – di una ragazza che si prepara per il primo appuntamento con l’uomo di cui è sempre stata innamorata? 
Ma se la ragazza si pensa un po’ troppo in carne e sul suo naso spunta un brufolo aggressivo, l’euforia dei preparativi si trasforma in un’emergenza irrimediabile. 
Ci vorrebbe la bacchetta magica, che in questo short movie compare miracolosamente sotto forma di una crema di bellezza: grazie ad essa, la ragazza può modellare il suo corpo come desidera. 
Contrariamente a quanto si può pensare, ci dice la regista Sandy Widyanata, ciò non è un bene, e questo short movie lo dimostra. Per fortuna  c’è un lieto fine.


martedì 14 aprile 2015

Stromae - carmen

Di Stromae, oltre allo stile (che non so se a torto o a ragione mi ricorda quello di celebri chansonnier di qualche tempo fa), mi piace che con motivetti accattivanti propone sempre riflessioni su temi attuali e urgenti.


lunedì 6 aprile 2015

Dante - Divina Commedia - Inferno, Canto VI - questionario di analisi.




CERBERO

1) Il terzo cerchio ci appare in maniera fortemente visiva e uditiva dal punto di vista dell'ambiente. Descrivi la pioggia "metafisica", i dannati e la pena del contrappasso.

2) Cerbero fiera...diversa, Cerbero gran vermo: perchè queste definizioni?

3) Spiega come Virgilio supera l'ostacolo al proseguimento del viaggio, ostacolo rappresentato dal guardiano dei dannati.

DANTE E VIRGILIO CAMMINANO

4) Perchè la passeggiata di Dante e Virgilio si potrebbe definire "surreale"?

CIACCO

5) Dante pone a Ciacco delle domande: la prima in risposta a una domanda di Ciacco stesso, le altre legate all'interesse personale di Dante per la sua città. Quali sono?

6) Quali risposte dà il goloso e quale immagine di Firenze se ne ricava sia a livello politico che morale?

7) La conclusione del colloquio ci offre un'immagine straziante di Ciacco, che ricade nella melma putrida, attraverso il suo sguardo che si opacizza. Spiega l'immagine e cerca di definire che cosa significano gli occhi biechi del goloso.

DESTINO DELLE ANIME

8) Il canto si chiude con una digressione dottrinale, dal momento che Dante interroga Virgilio sulla condizione delle anime dopo la morte. Che chiarificazione dà il Maestro?

mercoledì 25 marzo 2015

La narrazione fantastica. L'attrazione del pubblico per la paura.

La situazione tipica della narrazione fantastica - descritta dallo studioso Tzvetan Todorov nel saggio La letteratura fantastica del 1970 - si ha quando un personaggio agisce nella realtà quotidiana, in uno spazio che ha tutte le coordinate del mondo reale, dove si muovono persone che stabiliscono tra loro relazioni ordinarie, proprie dell'esperienza che tutti potrebbero compiere; ebbene, in questa realtà all'improvviso si verifica l'intrusione di un elemento inspiegabile, tale da suscitare nel personaggio (e nel pubblico) incertezza, inquietudine e, spesso, paura: accade qualcosa di strano, che sembra impossibile. Il personaggio esita di fronte al fatto insolito, tenta di dare spiegazioni, pensa che si tratti di un sogno o di un'allucinazione, resiste prima di dovere constatatare che il fenomeno sfugge a qualunque tentativo di interpretazione. 


Nel personaggio si insinua così lo smarrimento, spesso il vero e proprio terrore, anche se la paura, frequentissima nella narrazione fantastica, non ne è tuttavia una condizione indispensabile. Ciò che è certo è che il pubblico ama aver paura: prova gusto a rabbrividire insieme col personaggio per il turbamento provocato da qualcosa che si è modificato nel reale, che ha infranto l'equilibrio proposto dalle leggi della ragione. E' come se l'attrazione per il terrore immaginario fosse un modo per allontanare il timore che qualcosa possa davvero sfidare l'ordine delle cose e minacciare la normalità dell'esistenza.

domenica 8 marzo 2015

Like/Dislike

Non è tanto per il freddo, non è tanto per la mancanza di luce che non mi piace l'inverno. È che si fa una immensa fatica a vedere qualcosa di bello, o anche soltanto qualcosa che non sia proprio brutto.
D'estate le chiome rinfoltite degli alberi nascondono quei capannoni là in fondo, i rampicanti colorano le facciate di intonaco plastico, un fiore selvatico riesce a spuntare anche nell'angolo tra un marciapiede e una cacca di cane. 
Invece d'inverno di bello c'è solo, qualche volta, il cielo. Se vuoi guardare qualcosa di bello devi prendere un libro, andarlo a cercare.

Io sono un po' scoraggiata per quanto trascuriamo la bellezza, come se fosse un lusso, una mollezza, come se fosse qualcosa di cui si può - senza conseguenze - fare anche a meno.
E sono scoraggiata perché a me pare che sia la prima volta nella storia del genere umano che la bellezza viene del tutto trascurata.

Mi capita spesso di pensare che ci sono persone, e sono tantissime, che ogni giorno si svegliano in una brutta stanza piena di mobili stupidamente brutti, in una brutta casa che sta in una brutta strada. Escono, vanno al lavoro in un posto bruttino o non di rado orrendo, lavorano al fianco di gente con brutte facce tristi, emaciate, incazzate, frustrate. Poi tornano a casa e passano  tutta la sera guardando qualcosa di brutto in tv, o vanno in un brutto bar a bere qualcosa da un brutto bicchiere scambiando brutte battute con gente aggressiva chiusa  in dozzinali giubbetti.
Non per tutti è così, ma per molti, moltissimi, una moltitudine. Vivono anni e vite intere senza vedere mai da vicino niente di bello.

Eppure una volta c'era la natura. Chi non poteva permettersi una stanza affrescata da Raffaello, o di ammirarla una volta che fosse affrescata, chi non poteva nemmeno meravigliarsi per  una vetrata o un arco rampante in una cattedrale, chi era troppo povero per permettersi un oggetto qualunque che fosse davvero bello poteva sempre guardare un tramonto sul mare, un'alba tra i boschi, un albero di ciliegio fiorito. 

Sto dicendo che per migliaia di anni qualcosa di bello da guardare tutti, ma proprio tutti l'abbiamo avuto. Ma la bruttezza totale che ci circonda adesso, quella scorza in cui ci siamo avviluppati fatta di migliaia e milioni di oggetti brutti, cose brutte, edifici brutti, tutta questa mancanza di bellezza non può non farci male.

Da qui nasce la proposta di fare un gioco. Consiste nel giudicare le cose che vediamo. Diciamo a noi stessi - o anche a voce alta, se ci fa più piacere - "Questo è bello. Questo è brutto. Questo è molto brutto". Sembra una cavolata, lo so, ma da quanto non lo facciamo? Da quando guardiamo la stessa casa lì ogni mattina e non diciamo, esplicitamente, deliberatamente: "Che brutta."?
Non bisogna trattenersi, non occorre essere corretti, tolleranti, possibilisti. Bisogna essere decisi,  tagliare con la scure: senza vie di mezzo, senza pietà. L'incrocio con quel semaforo e l'officina dell'elettrauto? Brutto. La faccia di quel signore  scuro scuro peloso al banco del bar? Brutta. L'auto che ti ha appena sorpassato? Brutta. Le tendine di quella casa? Brutte. La tazzina del caffè? Molto brutta.
Si può fare. Abbiamo il diritto di giudicare la bellezza del mondo, e forse anche un po' il dovere.

Il fatto è che adesso ci hanno inculcato questa faccenda del "mi piace" e tendiamo a pensare che via, è tutta questione di gusti. Che se una cosa a noi non piace magari a un altro può piacere. Che non si può mai dire. Che ognuno la pensa a modo suo. Che la bellezza è negli occhi di chi guarda. Che non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. 
Però non è vero. 

Non è bello ciò che piace: è bello ciò che è bello. 

E lo sappiamo benissimo, a pensarci bene. E se ci sembra di non essere sicuri di saperlo giudicare non importa, facciamolo lo stesso. A volte tentano di spaventarci facendoci  credere che solo qualcuno che ha studiato delle cose, che ha dei titoli, delle certificazioni, abbia la possibilità di capire e il diritto di dire se una cosa è brutta. Non è vero. Ognuno sa benissimo cosa è bello e cosa non lo è. E può dirlo finché vuole.
Esercitiamoci, un po' ogni giorno: è importante. Perché di tutta questa bruttezza almeno che ci si accorga e la si chiami col suo nome. Allora si proverà una immensa soddisfazione.








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